Lavoro, Rizzetto (FdI): «Di Maio brancola nel buio. È lui che ha bisogno del navigator»

mercoledì 30 gennaio 17:23 - di Redazione

«Chi ha davvero bisogno del navigator è Luigi Di Maio, che sul lavoro continua a brancolare nel buio». A puntare il dito contro il ministro del Lavoro è Walter Rizzetto,  deputato di Fratelli d’Italia illustrando nell’aula di Montecitorio il question time. «Molto spesso – sostiene il  capogruppo di FdI in commissione Lavoro – il ministro pentastellato sostiene determinate cose che puntualmente vengono smentite o contraddette il giorno seguente. Nell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro attualmente lavorano 650 precari che secondo il ministro del Lavoro dovrebbero formare i navigator». Precari, quindi che andranno a formare altri precari: «Coloro che dovrebbero trovare ad altri un lavoro a tempo indeterminato – sottolinea il deputato – saranno più precari dei beneficiari stessi di quel lavoro, cosa che non sarebbe avvenuta con la proroga dei concorsi e delle graduatorie. Inoltre, si rischia che i navigator precari che troveranno una buona offerta di lavoro la tengano per sé e non la diano al proprio interlocutore. Questo è il rischio che il ministro del Lavoro Di Maio sta facendo correre a migliaia di persone che, per una mera campagna elettorale, credono ancora a queste buffonate». Alle politiche assistenzialistiche per nulla attive, Fratelli d’Italia propone qualcosa di più concreto: «Il vero rilancio della nostra economia – osserva Rizzetto – è l’abbattimento del cuneo fiscale: la nostra idea di welfare è il “lavoro di cittadinanza”. Inoltre, prima di essere dignitosamente riformati, i centri pubblici per l’impiego necessitano di almeno 2 anni». Infine, il deputato di Fdi avanza un interrogativo: «Se esistono almeno 3 offerte di lavoro, come viene raccontato da chi sostiene il Reddito di cittadinanza, perché non vengono offerte subito? In questa direzione, Di Maio sta creando caos e confusione e questo è certificato dagli assessori regionali al Lavoro; il tutto da sacrificare sull’altare di una trionfale – ma solo mediatica – campagna elettorale».

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