Italiano sparito in Burkina Faso. “Probabilmente è stato rapito dall’Isis”

8 Gen 2019 13:51 - di Guido Liberati

A questo punto, l’ipotesi più plausibile per la scomparsa dell’italiano Luca Tacchetto e della fidanzata canadese Edith Blais in Burkina Faso «è quella del rapimento da parte di un gruppo di terroristi islamici, che si sostengono appunto grazie a rapimenti, estorsioni e traffico di droga». È la tesi di Efrem Tresoldi, direttore di Nigrizia, il mensile delle Missioni Africane. «Tutta la fascia del Sahel, dal Mali, alla Mauritania, al Niger, al Ciad ed appunto il Burkina Faso è area di presenza terroristica e di un continuo flusso migratorio dalla fascia Sahariana che passa dal Sahel. E il Burkina Faso che fino al 2015- 2016 era immune da questi fenomeni terroristici, negli ultimi anni è diventato un paese a rischio – spiega il direttore di Nigrizia – soprattutto il Nord del paese, dove i movimenti jihadisti hanno cominciato ad operare con attentati sanguinosi come quello dell’anno scorso nella capitale Ouagadougou».

“Aspettiamo la rivendicazione di un gruppo jihadista”

Secondo il responsabile di Nigrizia rimane però il dubbio “della mancata rivendicazione del rapimento, che lascia perplessi, perchè i gruppi jihadisti hanno da sempre l’interesse ad attirare l’attenzione internazionale con i loro atti terroristici, e questo è un davvero un punto poco chiaro, se puntiamo sull’ipotesi del rapimento”. “L’altra ipotesi per la scomparsa dei due giovani rimane quella di un rapimento da parte di una banca di criminali comuni – sottolinea – ma anche in questo caso manca ancora una richiesta di riscatto”. “Mi sembra invecealtamente improbabile che si siano persi nel deserto, visto che Luca era un viaggiatore esperto. Speriamo si possano trovare quanto prima”, conclude.

Burkina Faso, una polveriera a rischio terrorismo

E il mensile delle Missioni Africane sul suo sito spiega infatti che il Burkina Faso è considerato a rischio per la presenza di terroristi islamici e di banditi. Nel settore centrale 46 persone sono state uccise in scontri etnici la scorsa settimana. Dopo la notte del 31 dicembre, uomini armati in motocicletta sono scesi nel villaggio di Yirgou, composto in gran parte da persone di etnia mossi, e hanno ucciso sette persone, secondo il governo. Il giorno seguente, per rappresaglia, i residenti di Yirgou hanno ucciso 39 persone nelle comunità di pastori locali in tutta la regione. A nord, in Mali, gli scontri etnici vengono legati alla presenza di cellule jihadiste che le comunità ‘fulani’ sono accusate di sostenere. E solo il 31 dicembre, il governo di Ouagadougou ha dichiarato lo stato di emergenza in diverse province settentrionali confinanti con il Mali, sebbene queste non includessero la regione intorno a Yirgou.

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