Il figlio di Lando Conti ucciso dalle Br: lo Stato licenzi i pm che sbagliano le indagini

lunedì 21 gennaio 19:22 - di Redazione
L'ex-terrorista delle Brigate Rosse, Barbara Balzerani

Non chiede soldi, ma “opere di bene”: Lorenzo Conti, figlio dell’ex-sindaco di Firenze, Lando Conti, assassinato da un commando delle Brigate Rosse il 10 febbraio 1986, non chiede soldi allo Stato, come ha fatto Maria Fida Moro, figlia dell’esponente Dc ucciso dai terroristi rossi ma pretende, giustamente, che i magistrati che sbagliano le indagini paghino, in prima persona, con il licenziamento.

«Non mi interessano i soldi – dice Lorenzo Conti con riferimento alla richiesta formulata dalla figlia primogenita di Aldo Moro, che ha annunciato azioni legali contro lo Stato per danni morali e materiali – Non faccio causa allo Stato. A me sarebbe bastato che la Procura si fosse impegnata a cercare chi uccise mio padre e chi collaborò con i terroristi. Non mi interessano i soldi, ma se qualche magistrato ha sbagliato deve essere licenziato: voglio il licenziamento di magistrati che, nel mio caso, non hanno lavorato come avrebbero dovuto».

«Il ministro della Giustizia vada in Procura e si faccia dare tutti gli atti», esorta Lorenzo Conti suggerendo a Bonafede di inviare gli ispettori ministeriali negli uffici giudiziari per capire come si è indagato in questi anni. E cita un caso specifico, lui che denunciò la ex-brigatista rossa Barbara Balzerani per alcune incaute e imprudenti dichiarazioni (“c’e una figura, la vittima, che è diventata un mestiere”) sulle vittime del terrorismo rosso: «Non so che fine abbia fatto la mia denuncia. Poi – rincara la dose il figlio di Lando Conti – ho denunciato Democrazia Proletaria per aver definito mio padre “mercante di armi'”e la mia denuncia – accusa Lorenzo Conti – è stata liquidata con un non luogo a procedere».
Certe Procure, accusa Lorenzo Conti, sono state «più inclini a tutelare gli ex-terroristi che i familiari delle vittime».

Quanto al processo per l’omicidio di Lando Conti «è stato fatto nei confronti di cinque persone, ma – ricorda il figlio del sindaco assassinato dalle Brigate Rosse – la Procura stessa diceva che il commando era composto da 13 persone». «E le altre otto persone dove sono? – si interroga Lorenzo Conti – Cosa hanno fatto in questi anni?».

«Il paradosso – evidenzia Lorenzo Conti – è che, in 33 anni, né io né i miei famigliari siamo mai stati chiamati in Procura per avere aggiornamenti sulle indagini: non è un obbligo, ma fu ucciso un sindaco di una città».

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