«Covo di comunisti, presto vi puniremo»: la delirante lettera di minacce a Mentana

mercoledì 16 gennaio 16:43 - di Luciana Delli Colli

Una delirante lettera di minacce è stata fatta arrivare a Enrico Mentana. A darne notizia è stato lo stesso direttore del Tg La7, postandola sul suo profilo Instangram. Il testo, pieno di insulti e minacce a giornalisti ed editore e corredato con fantomatici riferimenti storici, è firmato con la frase «Boia chi molla» e una svastica, che tra l’altro è stata disegnata in modo sbagliato. «Appoggio esterno», è il commento con cui Mentana ha reso pubblica la lettera, rispondendo poi che «è giusto sapere che ci sono, e cosa scrivono (“cosa pensano” sarebbe stato troppo)» a chi gli chiedeva perché avesse voluto dare visibilità a questi «imbecilli».

La7 «ricettacolo di comunisti, punirvi è un dovere»

«Caro Mentana, la tua enfasi che ti fa venire la bava contro chi è stato eletto dal popolo è vomitevole», si legge nell’incipit della lettera, scritta a mano, in stampatello e anonima. La7 viene definita «un ricettacolo di comunisti» e giornalisti ed editore vengono insultati in innumerevoli modi: si va dal «maiale» riservato a Urbano Cairo ai «leccaculo» e «puttane da casino di seconda categoria», con tanto di tariffa, rivolti ai giornalisti. Bersaglio degli strali dell’anonimo sono tutti i volti più noti della rete: da Lilli Gruber a Francesca Fanuele, da Giovanni Floris a Riccardo Formigli, da Marco Damilano a Massimo Giannini. Per tutti l’avvertimento è che «vi seguiamo tutti i giorni, siamo impegnati all’estero» e «presto vi puniremo, sappiamo tutto di voi». «Siete solo dei vili senza palle, punirvi è un dovere», è la minaccia conclusiva, firmata «Boia chi molla» e svastica al contrario.

Mentana: «Pubblicata per far capire cosa c’è in giro»

Mentana, che di lettere minatorie ne ha ricevute e ne riceve diverse, non ha sporto alcuna denuncia né allertato le forze dell’ordine, limitandosi a postare la foto della lettera su Instagram, con quella frase di accompagnamento «appoggio esterno», da cui traspare una certa ironia. «Non ho nessuna voglia di drammatizzare né di fare la vittima. Pubblicare la lettera sui social mi pareva la giusta punizione per un interlocutore del genere. Per far capire cosa c’è in giro», ha chiarito il direttore del Tg La7.

Commenti

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  • Leonardo Corso 17 gennaio 2019

    Be che è una televisione di sinistrati mi pare evidente.

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