Caso Vannini, il ministro Trenta alla famiglia: “Nessun reintegro per il condannato”

giovedì 31 gennaio 19:26 - di redazione

La politica interviene nuovamente sulla sconcertante sentenza per l’omicidio di Marco Vannini: “Non posso entrare nei meriti della sentenza giudiziaria, poiché esula dalle mie competenze e prerogative, ma una cosa la posso fare: il mio impegno, il mio massimo impegno, fin quando sarò io a guidare il Ministero della Difesa, affinché al signor Ciontoli non sia concesso il reintegro in Forza Armata. Ho già in questo senso dato disposizioni alle competenti articolazioni della Difesa”. Lo scrive in un post su Facebook il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, riferendosi alla condanna in appello a 5 anni ad Antonio Ciontoli, sottufficiale di Marina, per l’omicidio di Marco Vannini. “Colgo l’occasione per esprimere anche tutta la mia vicinanza ai cari e alla famiglia di Marco, in questo difficilissimo momento – aggiunge il ministro – Comprendo il vostro dolore, comprendo la vostra rabbia, ma sappiate che non siete soli”. Interviene anche il dicastero di Grazia e GIustizia: “E’ inaccettabile, e sono indignato, che un magistrato interrompa lettura del dispositivo della sentenza per dire ‘se volete andare a fare un giro a Perugia ditelo’. Ho già attivato gli uffici perché vengano fatte tutte le verifiche e gli accertamenti necessari”. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in un video su Facebook, riferendosi a quanto accaduto dopo la decisione dei giudici della Corte d’Assisse d’Appello di Roma che hanno ridotto la pena ad Antonio Ciontoli per l’omicidio di Marco Vannini, ucciso il 18 maggio del 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli.  “Ho guardato il video del momento in cui viene letto il dispositivo della sentenza, un magistrato ha tutti gli strumenti idonei a far mantenere l’ordine in un’aula giudiziaria”, ha sottolineato Bonafede, riferendosi alle proteste dei familiari e degli amici di Vannini presenti. “Il ministro della Giustizia non può e non deve entrare nelle decisioni dei magistrati è un principio fondamentale della Costituzione che io non posso e non voglio violare”, ha spiegato, e ha reso noto di avere telefonato alla madre di Marco Vannini che incontrerà, insieme con il padre, nei prossimi giorni al ministero.

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