Bologna, l’Anpi ancora scatenata contro Stella:
martedì 15 gennaio 16:55 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

A Bologna l’Anpi insiste nell’attaccare violentemente Gianfranco Stella e, oggi, si capisce anche il perché di tanto profondere d’energia degna di miglior causa. Il capoluogo emiliano non è Schio, dove recentemente è stata ritirata la “onorificenza della vergogna”, quella “medaglia della Liberazione” concessa – anche all’epoca nel tripudio dell’Anpi locale – a Valentino Bortoloso, “boia di Schio” e condannato per l’eccidio di fascisti prigionieri inermi dopo la fine del conflitto; Bologna è tetragona a ogni forma di revisionismo e custodisce gelosamente le sue memorie, anche le più vergognose. D’altro canto, a Palazzo d’Accursio, quale assessore alla Cultura, c’è Matteo Lepore, l’esponente del Pd che minaccia l’omonimo Salvini, ministro dell’Interno e leader della Lega, che non disdegna, anzi, coltiva in nome dell’Antifascismo militante i rapporti anche con le frange più dure dei “centri sociali” e che, ormai, tutti chiamano nell’ambiente politico il “Genserico al ragù”, data la facilità con cui si rapporta coi “vandali” che, di tanto in tanto, devastano parti della città. E, soprattutto, Bologna è la città dove, fino a qualche anno or sono, era presidente dell’Anpi Lino Michelini, detto “William”, il quale, sostiene Stella, si sarebbe macchiato di non pochi delitti, rapine e omicidi, prima e dopo la guerra, spalleggiando il suo riferimenti nella “7ma Gap”, Luigi Borghi. Quest’ultimo, è sempre Stella a ricostruire, fu una strana figura di partigiano: un fratello comunista e un altro socialista, si arruolò nella Gnr e, catturato, per evitare la fucilazione passò coi partigiani, diventandone uno dei killer più spietati.

Un’ampia documentazione

Stella ha annunciato che ribadirà le sue tesi su Borghi e Michelini, sostenute da un’ampia documentazione, anche giudiziaria, in suo possesso. Quindi, il tema non dovrebbe essere se Stella abbia o meno diritto di parlare, sotto le Due Torri – per altro, lo ha già fatto, anche di recente, ospite di Fratelli d’Italia, ma, semmai, se quel che sostiene è vero, oppure no. E se è vero, l’Anpi, invece d’invocare censure che non può pretendere e per ottenere le quali non ha nessun titolo, dovrebbe riflettere meglio – come è stato fatto a Schio e da altre parti – sulle figure a cui assegnare la rappresentanza dell’associazione e di cui difendere eventualmente la memoria. Fuor di polemica, rivisitando la storia della guerra civile, è facile imbattersi in figure controverse, se non peggio, analizzando le azioni e i profili dei singoli; spesso, anche queste vicende e questi personaggi possono trovare spiegazioni, anche “indulgenti”, nell’analisi storiografica; altra cosa, però, è elevare chi non lo merita a simbolo di una storia, di un frangente, di un’avventura. La reazione scomposta dell’Anpi di Bologna – e non solo di Bologna – sembra confermare, invece, che la fazione più oltranzista degli ex-partigiani – e l’analoga fazione del Pci – abbiano “mascherato” dietro onorificenze, titoli e incarichi alcune delle figure più uscire di quel periodo, al fine di farne scordare le azioni criminali. Una strategia che, oltre che a non dare alcun contributo alla costruzione di una comune ed equilibrata memoria collettiva, ha contribuito non a salvaguardare, bensì a screditare ulteriormente la storia stessa della Resistenza.

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