Bimba morta sullo slittino in Alto Adige: la scritta di pericolo era solo in tedesco

domenica 6 gennaio 10:47 - di Giovanni Pasero

“Rodeln verboten”, cioè “Slittini vietati”. È la scritta, solo in tedesco però, che compare sul cartello giallo all’inizio della pista nera nel comprensorio sciistico del Corno del Renon dove è morta Emily Formisano, la bimba di 8 anni di Reggio Emilia. Accanto c’è un logo molto piccolo e una vignetta che segnala il divieto di discesa su slitta. Solo un centinaio di metri più in basso, invece, un cartello più visibile e comprensibile. La mamma della bimba, ricoverata in gravi condizioni all’ospedale di Bolzano, avrebbe imboccato la pista nera per sbaglio. La procura di Bolzano ha aperto un’inchiesta sull’incidente: uno dei punti su cui lavorerà sarà quello di stabilire appunto se le indicazioni all’utenza, all’arrivo alla stazione a monte della cabinovia, siano sufficienti ed efficaci. Secondo Gottfried Fuchsberger, capostazione del Soccorso alpino del Renon, “non è assolutamente” facile sbagliarsi nell’imboccare una pista vietata. “È tutto segnalato con diversi cartelli. In teoria direi che sbagliarsi è impossibile”.

La bimba italiana è morta su una pista vietata agli slittini

In Alto Adige capita frequentemente di trovare scritte e indicazioni solo in tedesco, a dispetto delle norme che impongono il bilinguismo e l’obbligo di fornire indicazioni anche in lingua italiana. Sulla vicenda il capogruppo di FdI Francesco Lollobrigida ha annunciato un’interrogazione: “Non potremo mai sapere che cosa sarebbe accaduto se la scritta fosse stata anche in italiano e niente potrà riportare la bimba fra le braccia della sua famiglia. Possiamo però provare a evitare che quanto successo accada di nuovo. Fratelli d’Italia pretenderà che sin da subito in ogni pista sciistica dell’Alto Adige ci siano sempre una segnaletica chiara e cartelli anche in lingua italiana, e annuncia una interrogazione per chiarire ogni aspetto della tragedia del Corno del Renon”.

 Il secondo fronte di accertamento degli inquirenti riguarderà le protezioni poste lungo il tracciato della pista ‘nera’ riservata a sciatori esperti. Pare certo che la slitta uscita di pista ad una velocità sostenuta non abbia incontrato alcuna ‘resistenza’. Il tracciato ghiacciato, che corre lungo tratti di bosco, non sarebbe adeguatamente attrezzato con reti di contenimento. In questo periodo peraltro la neve artificiale ghiacciata è presente solo lungo il tracciato della pista mentre chi esce dal tracciato non può contare neppure su possibili accumuli di neve naturale che in qualche maniera, anche se parzialmente, può attutire l’impatto con sassi o tronchi d’albero. Sarà probabilmente l’inchiesta della Procura a dover stabilire se le condizioni della pista fossero comunque da considerare sufficientemente in sicurezza.

Commenti

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  • Luigi 7 gennaio 2019

    Grave il fatto che scrivono Sud Tirolo non è Italia…..una vergogna ….hanno tutti i benefici come regione autonoma ed hanno il coraggio di scrivere certe cose….dovremmo unire gli stati in una Europa libera e loro si sentono minoranza Austriaca…ma sono sicuri che
    vogliono!?

  • Marco C 7 gennaio 2019

    Sono ino sciatore di antica data. Vero è che la segnaletica in Italia DEVE essere prima di tutto in ITALIANO. Ciò premesso l madre è assolutamente la prima responsabile del dramma avvenuto.
    1) In qualsiasi pista da sci è vietato l’ accesso agli slittini o bob e la legge non ammette ignoranza.
    2) Le piste nere hanno una pendenza tale che solo un matto può pensare di farle portando con se una bimba di 8 anni.

  • Ivan 6 gennaio 2019

    Bisogna cacciare dall’Italia i porci antitaliani.

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