Battisti, la gioia dei familiari delle vittime: «Ora sconti la sua pena in carcere»

domenica 13 gennaio 10:28 - di Giorgia Castelli

«Sono molto contento dell’arresto e speriamo che sia la volta buona che sconti la sua pena». Sono le parole di Adriano Sabbadin, il figlio di Lino Sabbadin, il macellaio trucidato dal gruppo eversivo dei Proletari armati del Comunismo, il 16 febbraio 1979, che commenta all’Adnkronos l’arresto del terrorista Cesare Battisti in Bolivia. «Speriamo che sia la volta buona, solo questo. Battisti è una persona squallida che l’ha sempre fatta franca, e merita di scontare in Italia la pena giusta per quello che ha fatto», ha aggiunto Sabbadin.

Gli fa eco Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos ucciso dai Pac a Milano nel 1979. Battisti fu indicato come l’autore materiale dell’omicidio. «Ovviamente noi parenti siamo contenti perché finalmente questo terrorista è stato arrestato – dice – L’unica cosa è che tra l’arresto e l’estradizione ce ne vuole. Sicuramente Battisti non è andato in Bolivia a caso, lo sappiamo tutti che la Bolivia non applica l’estradizione. La partita ora se la gioca il Brasile. Speriamo solo che non inizi la tiritera del 2004. Chiederemo appuntamento con il governo e vedremo come si vuol muovere». «Bisogna vedere quali passaggi bisogna compiere – aggiunge Campagna – In ogni caso sono fiducioso perché dal 2004 a oggi ogni governo si è mosso con determinazione per chiedere l’estradizione. D’altronde, potrebbe far ben sperare il fatto che all’arresto abbia partecipato la polizia boliviana».

Battisti, l’arresto dopo la latitanza

Ma cosa ha fatto Battisti e cosa rischia con l’estradizione? Cesare Battisti, ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del ’78, e quello dell’agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre, il 16 febbraio del ’79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell’uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del ’79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore. In quest’ultimo caso, poi, all’omicidio si aggiunse un’ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere Adriano fu colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle.

Dopo essere evaso da un carcere italiano, Battisti si è rifugiato in Francia, Messico e poi in Brasile dove nel 2007 venne catturato dalla polizia brasiliana e dagli agenti venuti da Parigi. Due anni più tardi il Tribunale Supremo Federale (Stf) autorizzò la sua estradizione in Italia ma la decisione venne bloccata dall’allora presidente brasiliano Lula. Battisti restò in carcere a Brasilia fino al giugno 2011, quando venne scarcerato ottenendo il permesso di residenza permanente. Il presidente brasiliano uscente Michel Temer aveva manifestato l’anno scorso l’intenzione di estradare Battisti in Italia. E anche il nuovo presidente Jair Bolsonaro ha promesso la sua estradizione.

Che cosa rischia

Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si è sempre detto innocente. Come annunciato dal consigliere speciale del presidente della Repubblica Jair Bolsonaro, Filipe Martins, “molto probabilmente” Battisti verrà estradato in Italia, dove dovrà scontare la pena dell’ergastolo.

 

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