Asia Bibi è libera di lasciare il Pakistan: la Corte suprema conferma l’assoluzione (video)

martedì 29 gennaio 12:43 - di Gigliola Bardi

La Corte Suprema del Pakistan ha confermato la sentenza di assoluzione per Asia Bibi, la donna pakistana che ha passato otto anni in carcere per blasfemia, condannata anche alla pena capitale. Il ricorso presentato contro l’assoluzione è stato, infatti, respinto e ora Bibi, contadina cristiana di 47 anni e madre di cinque figli, potrebbe finalmente lasciare il Paese. Il ricorso era stato presentato dall’imam di una moschea del villaggio di Nankana Sahib, Qari Muhammad Saalam. In questo modo avevano trovato un seguito giudiziario le feroci proteste degli estremisti che si erano scatenate in tutto il Paese dopo l’assoluzione del 31 ottobre.

Asia Bibi ora è libera di espatriare

«Sulla base del merito, questa petizione è respinta», ha dichiarato durante l’udienza il presidente del collegio giudicante, Asif Saeed Khosa, che ha lavorato sul caso insieme ad altri due giudici Qazi Faez Isa e Mazhar Alam Miankhel. «Non è stato possibile trovare un singolo errore nel verdetto della Corte Suprema», ha aggiunto Khosa, secondo quanto riferito dal sito dell’emittente Geo. La stessa testata ha anche sottolineato come la sentenza apra ora la strada all’espatrio della donna, che era stato bloccato dalla autorità proprio in vista del pronunciamento sul ricorso.

La condanna a morte per blasfemia

Asia Bibi fu denunciata nel 2009 dall’imam del villaggio in cui era nata e aveva sempre vissuto, lo stesso che poi ha presentato il ricorso. La denuncia era scattata dopo un litigio che la contadina aveva avuto con alcune donne della fattoria in cui lavorava: accusata di essere impura perché cristiana, Bibi si difese e fu malmenta. L’imam sporse denuncia e così iniziò il suo calvario giudiziario e umano. Bibi, che si è sempre detta innocente, fu condannata a morte nel 2010. Nel 2014 l’Alta Corte di Lahore confermò la condanna comminata in primo grado, respingendo il ricorso dei difensori. Da allora e per gli anni successivi, la donna è rimasta nel braccio della morte, fino a quando, anche grazie alla mobilitazione internazionale in suo favore, si è giunti all’assoluzione e quindi alla scarcerazione di ottobre. Non senza conseguenze: il Pakistan è stato attraversato da tumulti, l’avvocato della donna è stato costretto all’espatrio, per paura di essere ucciso, e la stessa Bibi è rimasta sotto custodia in luogo protetto, dove si trova tutt’ora.

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