Tragedia di San Siro, Salvini: «Chiudere gli stadi è una risposta sbagliata»

venerdì 28 Dicembre 15:12 - di Alessandra Danieli

«Chiudere gli stadi e vietare le trasferte condanna i tifosi veri ed è la risposta sbagliata». Non ha dubbi Matteo Salvini sulla risposta all’ennesima tragedia nel mondo del pallone. «I teppisti, i delinquenti che a due chilometri dallo stadio si sono presi a mazzate a Milano non sono tifosi», ha aggiunto il ministro dell’Interno ricordando che «non vanno confusi quei pochi delinquenti che vanno in giro con il coltello in tasca da milioni di tifosi che hanno diritto di seguire le partite della loro squadra del cuore».

Salvini: non serve chiudere gli stadi

«Nei primi giorni dell’anno con il sottosegretario Giorgetti convocheremo al Viminale società sportive, tifoserie organizzate e riconosciute ed arbitri per ragionare insieme su come riportare pulizia e tranquillità nei campi di calcio». Non manca chi, come Paolo Gentiloni, si precipita a strumentalizzare in chiave politica la tragedia di San Siro. «Ora tutti a condannare le bande di ultrà. I loro cori razzisti, le aggressioni, la violenza contro le forze dell’ordine. Bene. Peccato che il ministro dell’Interno era andato a omaggiarli, questi ultrà, appena dieci giorni fa», scrive l’ex premier su twitter.  Scende in campo anche Marisa Grasso, vedova dell’agente Filippo Raciti (che perse la vita nel 2007 a Catania durante gli scontri tra froze dell’ordine e ultrà), che ha incontrato Matteo Salvini in queste ore nella cittadina siciliana. «A 12 anni dalla morte di mio marito non è cambiato niente nel calcio. È sempre tifoso contro tifoso, uniti contro lo sbirro, non è cambiato nulla. So quello che la mia famiglia ha pagato in questi anni per colpa della mano violenta del mondo sportivo: è un problema culturale non risolto. Mio marito tornava a casa sempre ferito, fin quando non è più tornato». Abbiamo parlato di tante di cose, anche di questo – aggiunge a proposito del colloquio con il vicepremier – speriamo che la situazione possa cambiare. Lui è il ministro dell’Interno e mi ha promesso un impegno in più contro la violenza nel mondo del calcio.

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