Tempi duri per il cinema italiano nel dopo Weinstein: “Dogman” escluso dagli Oscar

martedì 18 Dicembre 14:36 - di Bianca Conte

La corsa agli Oscar 2019 di Dogman è finita: le speranze sono pari a zero dal momento in cui l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha reso nota la shortlist dei candidati come Miglior Film in Lingua straniera e il lungometraggio di Matteo Garrone non è tra questi.

Tempi duri per il cinema italiano: Dogman escluso dalla cinquina “straniera”

Il Belpaese di cinefili e cineasti dovrà accontentarsi di continuare a sperare per Suspiria di Luca Guadagnino, ancora in gara nella categoria Miglior Makeup e hairstyling e con Suspirium scritta da Thom Yorke, per la Miglior Canzone originale. Le nomination per la 91esima edizione degli Oscar prevista per il 24 febbraio saranno annunciati insieme a tutte le altre candidature il 22 gennaio. E nell’anno zero dell’edizione del Premio orfana di Weinstein l’esclusione di un film di pregio come quello di Guadagnino salta agli occhi: quello che si apre all’orizzonte è uno scenario decisamente più castigato , un tempo di vacche magre: difficile possa succedere quanto accaduto con Benigni. Gli aedi di sinistra, alle prese con il disastro elettorale e post del Pd, con Renzi sceso in campo a rivaleggiare – senza successo per il momento – in veste di novello Piero Angela a presentare “firenze secondo me”, hanno ben altre gatte da pelare che sostenere e promuovere titoli di casa nostra oltreoceano…

Ecco chi si sfiderà nella cinquina per la conquista degli Oscar

Tempi duri per il cinema italiano, tempi che rivelano l’inizio di un periodo buio orfano di mecenati e sponsor: e così, non ci resta che assistere all’agone di celluloide in cui a sfidarsi per la conquista dell’Oscar saranno il Leone d’oro a Venezia 2018 Roma di Alfonso Cuaron (Messico); Un affare di famiglia di Hirokazu Koreeda (Giappone), vincitore della Palma d’oro a Cannes 2018; Birds of Passage di Cristina Gallego e Ciro Guerra (Colombia); The Guilty (Il colpevole) di Gustav Moller (Danimarca); Opera senza autore di Florian Henckel Von Donnersmarck (Germania); Cafarnao di Nadine Labaki (Libano); Ayka di Sergei Dvortsevoy (Kazakistan); Cold War di Pawel Pawlikowski (Polonia) e Burning di Lee Chang-dong (Corea del Sud). Del resto, se neppure a Venezia trionfano gli italiani…

 

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