«Macron? Lo avevo sostenuto, ma è un imbecille». La critica impietosa dell’economista

lunedì 10 Dicembre 16:28 - di Adriana De Conto

Il bluff Emmanuel Macron di questi tempi si è rivelato in tutte le sue sfaccettature.Una triste parabola: dal più osannato alle critiche più feroci. L’ex prodigio di Francia che avrebbe  “salvato” il Paese da Marine Le Pen, secondo l’establishment,  ora è miseramente criticato. E  a ragione. L’incapacità di dare risposte a situazioni difficili lasciate degerare con prosopopea e arie da statista è sconcertante e sconfortante. Il non avere saputo prevenire le ire del popolo dei Gilet gialli non gli viene perdonata. L’economista francese Jean-Paul Fitoussi non usa mezzi termini: lo definisce un “imbecille” in un’intervista a Il Fatto Quotidiano.  Parole crude: «Lo ritenevo in gamba, ma i francesi si sono accorti della verniciatura, neppure fatta bene, di un muro pieno di crepe».

La critica dell’economista si incentra sulle cattive scelte di Macron che avrebbero rivelato che «non conosce il suo Paese». E si spiega: «Parigi non conosce la Francia e chi abita a Parigi non sapeva che milioni di francesi vivono difficoltà più estreme di quelle ipotizzabili. Ci si sveglia stupiti di questa rabbia, ma un politico che non conosce il suo Paese, che dirigente è?». Ignorare la complessità del tessuto sociale del Paese che si governa merita un solo epiteto, appunto quello usato da Fitoussi. Secondo l’economista il presidente francese ha disatteso le aspettative siprattutto i politica economica. «Macron aveva annunciato che il suo programma era costituito da due parti. Apriva alla destra, all’elite, alla borghesia imprenditoriale, garantendo la riduzione delle tasse sul capitale finanziario. E offriva però alla sinistra, al popolo, un miglioramento delle condizioni economiche. L’aiuto alla destra c’è stato subito. I ricchi e i ricconi si sono visti alleggerire le tasse sui capitali, ha lasciato intatte solo quelle sul patrimonio immobiliare. Ai poveri invece ha servito il nulla».

E sull’aumento delle imposte sui carburanti, che è diventato il casus belli della rivolta dei gilet gialli, il giudizio è durissimo. «L’aumento della benzina è stata una vera provocazione» ha dichiarato Fitoussi a Il Fatto. «Quella provocazione, frutto dell’ignoranza sulle condizioni del territorio, ha scatenato la protesta. La gente ha pensato: questo qui toglie le tasse ai ricchi e le mette a noi poveri»,  ha concluso l’economista.

Commenti

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  • mariella albertoni 12 Dicembre 2018

    QUESTA E’ LA VERITA’ OVUNQUE ED IN QUALUNQUE PAESE O NAZIONE DEL MONDO
    “”Apriva alla destra, all’elite, alla borghesia imprenditoriale, garantendo la riduzione delle tasse sul capitale finanziario. E offriva però alla sinistra, al popolo, un miglioramento delle condizioni economiche. L’aiuto alla destra c’è stato subito. I ricchi e i ricconi si sono visti alleggerire le tasse sui capitali, ha lasciato intatte solo quelle sul patrimonio immobiliare. Ai poveri invece ha servito il nulla».””

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