Carolina si lanciò dalla finestra perché la chiamavano “pu….a”. Reato estinto per i bulli (video)

mercoledì 19 Dicembre 13:47 - di Vittoria Belmonte

Carolina Picchio si uccise nel 2013  a Novara, a soli 14 anni, perché vittima di un video a sfondo sessuale girato mentre era svenuta. Oggi si è concluso a Torino il processo a carico di cinque ragazzi coinvolti in questo ignobile episodio di bullismo: tutti se la cavano con una dichiarazione di estinzione del reato.

La storia di Carolina e del video maledetto

Tutto comincia due mesi prima del suicidio, quando a una festa Carolina dopo avere bevuto troppo perde conoscenza e alcuni ragazzi, tra cui l’ex fidanzato, ne approfittano per mimare su di lei atti sessuali mentre qualcuno riprende tutto con il cellulare. Poi, visto che la ragazza non si risveglia, viene chiamato il padre. La mattina dopo la ragazzina non ricorda nulla. Ma il video prende a circolare in rete e riceve migliaia e migliaia di commenti finché Carolina non ce la fa più e dopo avere lasciato un biglietto in cui accusa i cyberbulli si getta nel vuoto.

Il tribunale ha, quindi, pronunciato la sentenza di non doversi procedere per i cinque giovani, all’epoca dei fatti tutti minorenni, come la vittima, accusati a vario titolo di stalking, diffamazione, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, morte come conseguenza non voluta derivante da commissione di altro reato.

Il proscioglimento non compensa il dolore per la morte di Carolina

L’avvocato della famiglia, Livia Pennetta, ha commentato così la sentenza: “Questo istituto della messa alla prova è considerato fiore all’occhiello del processo penale minorile perché consente l’applicazione della mediazione penale e delle altre strategie di giustizia riparativa. Mi rendo conto che questi giovani all’epoca dei fatti erano minorenni e quindi della necessità di un loro recupero perché sicuramente dopo questo periodo di messa alla prova non commetteranno più atti violenti dettati da immaturità e da un uso non consapevole del web, ma come avvocato della famiglia credo che il dolore per la scomparsa di Carolina non possa essere compensato da qualsiasi esito di proscioglimento”.

La straziante lettera del papà

Due anni fa ebbe enorme diffusione sui social la lettera inviata dal papà di Carolina Picchio al Corriere della sera: “Sono il papà di Carolina, quella ragazzina meravigliosa che manca a me e al mondo da una notte di gennaio del 2013. Mia figlia aveva 14 anni, si è uccisa perché dei giovanotti poco più grandi di lei, dopo averla molestata sessualmente e aver filmato ogni scena, hanno messo tutto su Internet. Me la ricordo bene la notte in cui tornò da quella festa, andai a prenderla io stesso e la mattina dopo mi disse: papà non ricordo niente di quello che ho fatto ieri sera. Non sapeva nulla, povera stella. L’ha saputo giorni dopo, quando ha trovato il coraggio di buttarsi dal balcone dopo aver letto i 2.600 like, insulti e volgarità vomitati dal mondo anonimo della rete. Ma parliamo dei responsabili. Le hanno fatto perdere coscienza e si sono divertiti un po’. Chissà, a loro sarà sembrato normale… Ancora oggi, dopo le loro ammissioni, mi chiedo: hanno capito davvero il disvalore di quello che hanno fatto? La consapevolezza dichiarata non sempre corrisponde a quella vissuta ed è per questo che insisto ormai da mesi: devono dimostrare fino in fondo che sono pentiti, come hanno detto in tribunale. Hanno ottenuto la messa alla prova invece del procedimento penale? Bene. Se hanno elaborato le loro colpe sarà un bene condividerle con gli adolescenti nelle scuole. Questo sarà il loro percorso alternativo al carcere, quando li sentirò parlare sinceramente del male che hanno fatto saprò che hanno capito davvero. Se hai perduto tua figlia in modo così tragico hai bisogno di un motivo per alzarti ogni mattina. Io ho passato tre mesi senza avere nemmeno la voglia di aprire gli occhi. Poi mi sono detto che Carolina non poteva essere una riga in cronaca che si legge e si dimentica. Così oggi vivo per le Caroline che non conosco e che purtroppo, lo so, sono da qualche parte nella rete anche adesso mentre scrivo”.

Nel giugno del 2016 i cinque minorenni responsabili avevano chiesto la messa alla prova, un istituto previsto per i minori con un percorso variabile dai 15 ai 27 mesi. In questi giorni si è concluso il periodo di prova più lungo a carico di uno dei due giovani.

Commenti

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  • Armando Cergnul 21 Dicembre 2018

    Carolina non cé piu´ma quei ragzzi avranno sempre scritto sulla fronte :(sono stato un Vigliacco ) ogni volta che si guarderanno allo specchio. specialmente il segaiolo del suo sedicente fidanzatino.

  • avv. alessandro ballicu 20 Dicembre 2018

    quei criminali avrebbero dovuto scontare almeno 10 anni di galera ma, purtroppo in italia il buonismo imperversa in ogni dove , questo è solo uno dei tanti esempi di denegata giustizia, non c’è limite al peggio, purtroppo , povera italia, povere vittime

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