Caos maxiemendamento: i grillini incolpano i tecnici. Come da copione

sabato 22 Dicembre 17:50 - di Michele Pezza

È ancora alta tensione tra M5S e tecnici del ministero dell’Economia. Fonti grilline all’interno del governo parlano di «errori» contenuti nel testo del maxiemendamento presentato oggi al Senato e sul quale, a nome dell’esecutivo, il ministro Fraccaro ha posto la questione di fiducia. Ma prima di giungere nell’aula di Palazzo Madama il testo aveva sostato sulle scrivanie del governo giallo-verde. Proprio lì, a detta delle fonti grilline, qualcuno si sarebbe accorto degli «errori».

Alta tensione tra M5S e i tecnici di Tria

«C’erano emendamenti respinti…», accusano gli esponenti pentastellati. Gli stessi che avevano rispedito il maxiemendamento ai tecnici del Mef affinché apportassero le dovute correzioni. E solo dopo questa ennesima limatura  sarebbe arrivata la bollinatura del maxiemendamento da parte della Ragioneria dello Stato. Pericolo scampato, ma aria che resta decisamente pesante. Un po’ per convinzione, ma molto anche per puro calcolo. Il M5S, infatti, si rifugia nel complottismo ogni qualvolta (cioè spessissimo) è costretto a fare i conti con la realtà. È l’unico modo, del resto, per guardarla in faccia senza abbassare gli occhi. E la manovra non ha fatto certo eccezione. «Vogliono far ricadere su di noi, sulla politica, la responsabilità di tutto questo. Ma è dei tecnici la colpa dei ritardi: ci costringono così a lavorare con l’acqua alla gola», e il leit-motiv più canticchiato in questo momento da Di Maio e compagni.

La minaccia: «Nel 2019 cadranno altre teste»

La teoria dei Cinquestelle è che, negli apparati tecnici del Mef, «qualcuno voglia metterci in difficoltà e sporcare la vittoria del premier Conte nella trattativa con l’Europa». Un vero delirio d’impotenza che ha già mietuto una vittima, Roberto Garofoli, il capo di gabinetto del ministro Tria costretto a lasciare l’incarico dall’ostilità dei grillini. «Ma Garofoli – hanno fatto sapere dal Mef – dopo il caso dell’emendamento sulla Croce Rossa, non ha più partecipato alle riunioni tecniche a Palazzo Chigi». Ecco quindi la caccia a «qualche suo uomo rimasto all’interno della “macchina”». Ma tutto è ora rinviato al 2019, già annunciato dai pentastellati come «l’anno della “tolleranza zero”». Altre teste di tecnici potrebbero cadere. Sempre che, ovviamente, non cada prima il governo.

 

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sostienici

In evidenza

News dalla politica