2 agosto: Stefano Sparti sbaglia i particolari, la Procura lo indaga per “depistaggio”

mercoledì 19 Dicembre 16:32 - di Massimiliano Mazzanti
Strage di Bologna: quel giorno c'era una misteriosa donna con un passaporto cileno falso che alloggiava proprio in un albergo lì di fronte alla stazione

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Al dibattimento per la Strage di Bologna, oggi è stata la difesa di Gilberto Cavallini a dover registrare un’apparente – forse, anche qualcosa di più di apparente – battuta d’arresto. Si è riferito, la settimana scorsa, della deposizione di Stefano Sparti, il quale, come già aveva fatto in precedenza davanti alle telecamere, ha confermato di aver raccolto la confessione del padre, Massimo, in punto di morte, circa la falsità delle dichiarazioni con cui quest’ultimo “inchiodò” Francesca Mambro e Valerio Fioravanti nei precedenti processi. Infatti, rispetto a quanto dichiarato a Giovanni Minoli per la sua trasmissione, in aula Stefano Sparti ha aggiunto alcuni particolari che non hanno retto a una prima verifica e che hanno portato la Procura a chiedere la trasmissione degli atti e il presidente della Corte, Michele Leoni, a concederla immediatamente, specificando come i reati ipotizzabili siano “falsa testimonianza” e “depistaggio”. Due reati gravissimi che, però, dovrebbero presupporre, da parte di Stefano Sparti, la volontà di mentire ai giudici o, addirittura, quella d’inquinare ulteriormente le già torbide acque del processo per il 2 agosto. Dunque, oltre che rileggere il testo della sua deposizione, la Procura sarà chiamata anche a trovare un ipotetico movente per sostenere due tali ipotesi e non sarà facile, visto che appunto una denuncia era il massimo che Stefano Sparti poteva sperare di ricavare, sedendosi al banco dei testimoni. Certo, la falla mnemonica di Stefano Sparti non sembra essere di poco conto: ha ricordato di aver visto arrivare a Cura di Vetralla Cristiano Fioravanti il giorno 2 agosto, prima dell’ora di pranzo che, successivamente, consumarono insieme: Cristiano, Stefano, il padre Massimo e gli altri della famiglia. Il che, oggettivamente, pare proprio non possa essere, dato che il fratello di Giusva, quel giorno, fu scarcerato sì da Rebibbia, ma pochi minuti prima delle ore 20. Ad attestarlo c’è il verbale di allora della Direzione di Rebibbia. Basta questo per fare di Stefano Sparti – che, va sottolineato, ha testimoniato in aula su un fatto del 2 agosto 1980 a fine novembre del 2018; su un episodio vissuto quando aveva 10 anni, oggi che he ha 49 – un “depistatore”? Un cosciente “spergiuro”? Magari, Sparti è solo uno coi ricordi un po’ confusi dal tempo, al pari di altri testi d’accusa che hanno fin qui raccontato cose inverosimili o palesemente false, senza che nessuno ne chiedesse l’incriminazione. D’altronde, a voler essere pignoli, Stefano Sparti racconta di un Cristiano Fioravanti giunto a Cura di Vetralla, quando lo stesso Cristiano, nel suo verbale del 9 dicembre ’81, non menziona affatto questa circostanza. Però, se si volessero usare quelle parole per smentire Stefano, bisognerebbe allora avere l’onestà intellettuale di credere a tutto il paragrafo di quell’interrogatorio, in cui il fratello “pentito” di Giusva sostiene d’essere uscito da Rebibbia e di essersi recato a casa di Massimo Sparti, non trovandolo in quanto, come gli riferirono la madre dello stesso e la domestica di casa, questi era già a Cura di Vetralla. In altre parole, Stefano Sparti potrà aver confuso il pranzo con la cena o, addirittura, il 2 agosto col successivo giorno 3, ma la sostanza – ai fini del processo – cambia poco: Massimo Sparti era già via da Roma e in ferie, il 2 agosto e, quindi, presumibilmente anche il 4, quando invece sostenne d’aver incontrato Valerio Fioravanti a caccia di documenti per Francesca. Una Mambro, disse ancora Sparti, coi capelli tinti. E qui – aprendo una parentesi – potrebbero essere dolori per i due testi sentiti oggi, i due clienti dell’armeria rapinata il 5 agosto 1980 da Mambro e Fioravanti, i quali riconobbero la ragazza, facendola condannare anche per questo episodio, ma ricordando distintamente come avesse i capelli del colore naturale, castano-bruno. E non rosso-tinto, come sostenne Sparti. Potrebbero essere dolori perché il presidente della Corte ha chiesto d’acquisire agli atti, prendendole anche da internet, tutte le foto della Mambro di allora – chissà chi e quanti quanti giocheranno con photoshop, le prossime settimane -, per verificare se ce ne sia almeno uno che, fors’anche per un riflesso, evidentemente possa far capire che Massimo Sparti possa aver visto del rosso anche dove rosso non c’era. In quel caso, sulla scia di ciò che è accaduto a Stefano Sparti, i due rapinati dell’armeria potrebbero, a loro volta magari, essere ipotizzati come depistatori. Tornando alla deposizione di Stefano Sparti, si ricorderà come il pubblico ministero – se n’è riferito anche qui – insistette anche con incredulità mista a un pizzico d’ironia su quel passaggio, secondo il quale Cristiano Fioravanti sarebbe giunto a Cura di Vetralla niente meno che in taxi. Anche qui onestà intellettuale vorrebbe che il verbale di Cristiano, se vale per altre cose, valga anche per quel passaggio in cui affermò di essersi mosso in taxi, dopo il rilascio. E che Cristiano fosse sincero, in quel ricordo, lo conferma senza tema di smentita il verbale redatto dagli agenti della Digos che lo pedinarono per circa un’ora, dall’uscita di Rebibbia fino a quando lo persero di vista, in cui, appunto, c’è scritto che l’ex-Nar salì su un taxi, uscito dal carcere, muovendosi sempre a bordo di quello. Taxi che, se andò a Cura di Vetralla perché bisognoso di soldi per entrare in latitanza, avrebbe potuto benissimo usare quella stessa sera o il giorno appresso per raggiungere il più presto possibile Massimo Sparti nel suo “otium”. A questo punto, insomma, forse si dovrebbe risentire proprio Cristiano Fioravanti – ex articolo 507 -, ma è un’ipotesi che è stata ventilata solo dalla difesa di Cavallini, poiché la Procura e la Presidenza della Corte, di sentire un teste che, per quanto “pentito” e largamente usato contro il fratello in tante altre occasioni, sul punto, però, smentisce categoricamente Massimo Sparti da sempre, non paiono avere tutto questo interesse.

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