Tim, il “sì” della Meloni allo scorporo della rete: «È interesse nazionale»

domenica 18 novembre 19:58 - di Redazione

La questione è delicata e va presa con le pinze. Parliamo dell’ipotesi di espropriare la rete Tim per fonderla con quella (in via di realizzazione) di Open Fiber, detenuta per un 50 per cento da Enel e dall’altro 50 da Cassa Depositi e Prestiti, allo scopo di creare un’unica infrastruttura per la connessione ultraveloce ad internet. Il governo appare intenzionato a procedere, ma il cammino non né agevole né scontato. Se il tema della rete pubblica trova orecchi interessati a destra come a sinistra, è anche vero che la riduzione ad uno può avere come effetto indesiderato crisi occupazionale in un settore, quello delle Tlc, già da tempo sottoposto a contratti di solidarietà e a procedure di mobilità per il personale ritenuto in esubero.

Salvini: «Giusto tutelare i dati sensibili»

Ma  la questione della fusione tra Tim e Open Fiber va affrontata perché è difficile giustificare la compresenza di due infrastrutture finalizzate allo stesso obiettivo. Per intenderci, è cose se i treni Italo e quelli dell’Alta Velocità di Trenitalia viaggiassero ciascuno su binari propri. Non a caso le reazioni politiche sono prudenti. Lo stesso Salvini non si è sbilanciato limitandosi a sostenere la propria preferenza per un «controllo pubblico» di un’infrastruttura dove scorrono dati sensibili. «Stiamo ragionando – ha aggiunto -. L’importante è non cedere più infrastrutture strategiche per l’Italia a potenze o compratori straniere». Più decisa la posizione dei Fratelli d’Italia. Il partito guidato da Giorgia Meloni, infatti, sostiene da sempre la proprietà pubblica di tutte le reti e le infrastrutture e la tutela dell’interesse nazionale nella loro gestione, pubblica o privata che sia. La stessa leader ne ha scritto sul proprio profilo Facebook: «Bene lo scorporo della Rete di telecomunicazione».

Pd in ordine sparso sulla fusione tra Tim e Open Fiber

Il Pd, invece, tanto per cambiare, è indeciso a tutto. Infatti, se Zingaretti e Boccia, entrambi candidati alla segreteria del partito, esprimono più di una perplessità di fronte alla fusione tra la rete Tim e quella di Open Fiber, un esperto del settore come Antonello Giacomelli, già sottosegretario alle Comunicazioni nei governi Renzi e Gentiloni, ha pochi dubbi in merito all’operazione. «La direzione – dice – mi sembra condivisibile».

Commenti

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  • Laura Prosperini 19 novembre 2018

    io sarei per la Nazionalizzazione di Telecom e Tim
    figuriamoci se non condivido questo barlume di intelligenza.

    Brava On.le Meloni
    è vincente difendere (e quando necessario attaccare anche a favore) l’Interesse Nazionale
    passa da questo la vittoria (alla nostra portata)

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