Sanzioni: il piano segreto di Bruxelles per mettere alle corde il “SalviMaio”

giovedì 22 novembre 16:47 - di Giacomo Fabi

Eppur si muove. Il governo, beninteso. Nel senso che mentre da Conte, Salvini e Di Maio fioccano dichiarazioni tonitruanti sull’intangibilità della manovra economica, al Mef, c’è chi – come il ministro Tria – non ci dorme la notte pur di trovare uno straccio di soluzione al braccio di ferro con Bruxelles ed evitare che le annunciate sanzioni sui nostri conti pubblici non compromettano fino in fondo la possibilità di riprendere la trattativa con la Commissione Ue. A maggior ragione ora che ha approvato il rapporto previsto dall’articolo 126,3 del Trattato istitutivo, cioè l’anticamera del piano di aggiustamento obbligato del deficit. Significa che il nostro Paese potrebbe essere sottoposto ad una procedura forzosa di rientro o tagliando spese o introducendo nuove tasse.

A Palazzo Chigi spuntano “falchi” e “colombe”

Lo stesso governo ha già inserito in manovra clausole di salvaguardia pronte a scattare nel caso le previsioni alla base del documento di bilancio dovessero risultarsi fallaci o inesatte. Una quasi certezza, dal momento che la crescita del Pil all’1,6 per il prossimo anno è praticamente una chimera. Di fronte ad una prospettiva del genere, che potrebbe significare la fine del reddito di cittadinanza o l’introduzione di una patrimoniale, non stupisce che all’interno della maggioranza – in attesa dell’esito della cena di sabato sera tra Conte e Jean Claude Juncker e al vertice tra i leader del giorno dopo – si cominci a distinguere tra falchi e colombe. I primi abbonderebbero nel M5S, mentre le seconde avrebbero nidificato in prevalenza tra tecnici e Lega. Queste ultime sarebbero a loro volta divise tra chi spinge per un abbassamento del deficit in sede parlamentare per scongiurare in extremis le sanzioni Ue e chi, invece, non esclude un negoziato post-procedura finalizzato ad un percorso di rientro più soft del previsto, con target annuali da spalmare nell’arco di almeno cinque anni.

Sanzioni soft: o reddito di cittadinanza o “Fornero”

E potrebbe proprio quest’ultima la soluzione preferita dalla Ue nel caso l’Italia finisse sotto osservazione. Difficile, infatti, che a Roma venga chiesto un aggiustamento pari al 5 per cento dell’eccedenza dell’extra-debito, cioè 63 miliardi in valori assoluti. Le  elezioni europee di maggio fanno sentire il loro peso. E nessuno nella Ue vuole ulteriormente alimentare sentimenti anti-europei. Ma non per generosità. Anzi: l’opzione per la sanzione soft, cioè l’aggiustamento dell’1 per cento, pari 17 miliardi, grosso modo l’importo previsto per reddito di cittadinanza e riforma della “Fornero“, costringerebbe uno tra Salvini e Di Maio ad ammainare la propria bandiera elettorale con grande rischio per la tenuta del governo. Dovesse accadere, la Commissione avrebbe vinto col minimo sforzo sul primo governo populista d’Europa.

Commenti

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  • Angela 23 novembre 2018

    Fa paura questa Europa…o ci si piega ai voleri di junker e Moscovici oppure si scatena l’inferno contro l’Italia(banche,mercati,media,agenzie di rating)e chi più ne ha più ne metta…siamo tornati a quei secoli oscuri dove il popolo era sottomesso e se si ribellava veniva soppresso… il giorno in cui siamo entrati (ci hanno costretti ad entrare i soliti sinistri)nell’euro -pa è stato il più nefasto della storia d’Italia…

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