Pena di morte, Moavero: “L’Italia fu la prima a dire no. Non è né necessaria né utile”

mercoledì 28 novembre 13:32 - di Alessandra Danieli

Pena di morte né utile né necessaria. “L’Italia fu uno dei primi paesi a non prevedere nel suo ordinamento le esecuzioni capitali e sul tema sabbiamo una posizione chiara: siamo contro la pena di morte, contro una sua previsione negli ordinamenti giuridici e a favore di una moratoria della sua applicazione là dove esiste”. Lo ha detto a chiare lettere il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi nel corso dell’ XI incontro internazionale Un mondo senza pena di morte. Ricordando come il tema è di importanza fondamentale perché “tocca un elemento essenziale della nostra esistenza come esseri umani”, ossia la possibilità di togliere o meno la vita ad altri esseri umani, il ministro ha sottolineato come “il sistema della pena capitale dava la facoltà alle persone e alle norme giuridiche di decidere sulla vita di altre persone considerate colpevoli di reati gravissimi contro la società la quale – ha aggiunto il titolare della Farnesina  – invece di ricondurli su una via di comportamento corretto decideva di liberarsene”.

Secondo Moavero  “il fatto che ora ci sia un questo tema una riflessione tra paesi che hanno cancellato questa pena dai loro ordinamenti giuridici e tra paesi che stanno prendendo in considerazione di farlo, è importantissimo perché di forte a crimini di particolare gravità, l’istinto è quello di colpire in maniera analoga il colpevole del delitto, ma in una società civile è necessario dominare gli istinti anche a livello giuridico”.  Il ministro degli Esteri ha poi ricordato che la posizione dell’Italia contro la pena di morte “non è recente, ma risale al 1876 quando il Gran ducato di Toscana eliminò le esecuzioni capitali dall’ordinamento giudiziario”. Quindi prima della Rivoluzione francese, prima della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e in un periodo di monarchie assolute. Ispiratore di questa decisione – ha detto ancora il ministro – fu Cesare Beccaria che nel suo scritto Dei delitti e delle pene dichiarava che se fosse arrivato a dimostrare che la pena di morte non è né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità”. “Parole che oggi suonano ovvie e scontate – ha concluso Moavero –  ma che mantengono in molte situazioni una grandissima attualità”.

 

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