Yara, non ci fu nessun complotto: il Dna è di Bossetti. La Cassazione non ha dubbi

venerdì 23 novembre 17:55 - di Marta Lima

Non c’è ombra di dubbio: il Dna sul corpo di Yara Gambirasio è di Massimo Bossetti. La Cassazione ha rilevato la piena coincidenza tra il profilo genetico catalogato come “Ignoto 1”, rinvenuto sulle mutandine di Yara Gambirasio, e quelle di Massimo Bossetti. La notizia arriva dallee nelle motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo per l’imputato nel processo sull’uccisione della ragazzina. L’evidenza scientifica, frutto di “numerose e varie analisi biologiche effettuate da diversi laboratori”, ha “valore di prova piena

In venti punti la difesa di Bossetti aveva sollevato dubbi su quelle perizie, ma neanche uno ha colto nel segno, anzi, la  Cassazione biasima i “reiterati tentativi di mistificazione degli elementi di fatto”, “amplificate da improprie pubbliche sintetizzazioni”.

“La probabilità di individuare un altro soggetto con lo stesso profilo genotipico”, evidenza la Corte, equivale a “un soggetto ogni 3.700 miliardi di miliardi di miliardi di individui. I giudici di merito – si legge nella sentenza – hanno correttamente affermato che il profilo genetico è stato confermato da ben 24 marcatori, evidenziando a maggiore tutela dell’imputato, che la certezza dell’identificazione è particolarmente solida”, in quanto le linee guida scientifiche individuano un soggetto “con l’identità di soli 15 marcatori”. In più, per “Ignoto 1”, è impossibile ipotizzare una contaminazione dei reperti prelevati all’inizio del 2011 con il profilo dell’ imputato che è stato acquisito soltanto tre anni dopo. Nessuno spazio neanche alla tesi su un presunto complotto: “Visto che la difesa ha utilizzato l’argomento anche in sede extra porcessuale, è bene chiarire che la genericissima ipotesi della creazione in laboratorio del Dna dell’imputato, oltre ad appartenere alla schiera delle idee fantasiose prive di qualsiasi supporto scientifico e aggancio con la realtà, è manifestamente illogica”. Così come viene considerata assurda l’ipotesi di “una contaminazione volontaria” da parte di terzi prima del ritrovamento del corpo della vittima” per incastrare Bossetti.

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