«Non è maschio», botte alla neonata, calci e cinghiate alla moglie: afghano in cella a Milano

mercoledì 7 novembre 10:31 - di Greta Paolucci

«Non è maschio»: e giù con botte alla figlia, solo una neonata, “colpevole” ai suoi occhi di non essere nata maschio. «Se chiami la polizia ti uccido: ti butto giù dal balcone», intimava alla moglie. E giù con calci, pugni, cinghiate e, addirittura – sarebbe emerso in aula e riporta il Giornale in queste ore – indifferentemente, sia in presenza della figlia che in sua assenza, «urlava contro la donna di “non alzare lo sguardo da terra” e la picchiava usando il cavo del carica batteria del cellulare»… Un orrore senza fine, quello patito da madre e figlia per mano del marito e papà orco, un immigrato afghano trentenne dotato di regolare permesso di soggiorno, per fortuna loro – o meglio per la loro sopravvivenza – ora e per i prossimi tre anni e otto mesi, (grazie al rito abbreviato), in cella. Poi, una volta espiata la pena, sarà espulso dall’Italia.

Botte, cinghiate, abusi sulla moglie. Percosse e umiliazioni alla figlia: afghano in cella

Ogni volta che l’uomo inveiva contro la piccola – ridotta in un inquietante stato di prostrazione psicologica – la donna, sposata in Afghanistan a soli 15 anni, provava a reagire e a difendere la figlia, riuscendo a ottenere solo che ad ogni episodio il livello di orrore e di brutalità alzava costantemente la sua asticella. E allora, calci, pugni, frustate con il cavo della batteria del telefonino o con la cinghia dei pantaloni. Per non parlare degli abusi sessuali inferti alla donna – altro capo d’imputazione costato all’immigrato afghano oltre che le accuse di maltrattamenti, dopo il fermo del 30 agosto scorso, anche l’imputazione per cui è risultato colpevole di sequestro di persona e violenza sessuale. Già, perché l’uomo, non pago di seminare ferocia e terrore a suon di botte, in diversi casi ha anche pensato di richiudere la moglie in casa e di abusarne a suo piacimento, in un caso anche ferendola con un coltello perché: «Mi andava di farlo…», ha dichiarato rispondendo al perché di tanta brutalità dopo averle tagliato la gamba destra.

E in aula esplode il potenziale di orrore e sgomento per l’inquietante vicenda

E la cosa che raddoppia sgomento e rabbia è che l’inquietante vicenda ha avuto luogo a Milano, non a Kabul: in uno dei quartieri della città divenuto presidio di comunità di immigrati, clandestini, abusivi, che controllano il territorio trasformandolo in agglomerati di case al cui interno la vita si svolge come se si stesse ancora in Algeria, in Pakistan, in Afghanistan. È in uno di questi quartieri alla Molenbeck – porti franchi delle nostre metropoli dove, improvvisamente, da una strada all’altra, da una piazza a un crocevia, si abbandona il Belpaese e ci si addentra in un suk; un territorio su cui il sindaco e le autorità locali sembrano non avere giurisdizione e controllo – che un orrore di ancestrale memoria culturale d’importazione si è materializzato, mescolando sopraffazione fisica e abuso psicologico; un vissuto che, solo una volta arrivata in un’aula di tribunale, ha rivelato tutto il suo potenziale di orrore e opportunamente suscitato sgomento e rabbia.

 

 

Commenti

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  • Laura Prosperini 7 novembre 2018

    non oso pensare se questi musulmani o meno con questa mentalità potessero un giorno avere un loro partito e vincere le elezioni cosa succerebbe in Italia….
    millenni di Storia semplicemente cancellati…

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