M5S, l’ira dei capibastone dopo il dissenso: «Chi non è d’accordo va via»

mercoledì 14 novembre 13:45 - di Valerio Falerni

Volano gli stracci in casa Cinquestelle. Il voto in dissenso sul condono edilizio per Ischia, che ieri ha mandato sotto il governo in commissione Bilancio al Senato, ha lasciato il segno. Di più, ha fatto scattare l’ira dei capibastone e ha scavato un vero e proprio solco tra i recalcitranti Gregorio De Falco, quello del «salga a bordo c…o» intimato al comandante Schettino, e Paola Nugnes, fedelissima del presidente Fico e il resto del gruppo. Con l’eccezione della senatrice Elena Fattori, che, dopo aver denunciato il «clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione» all’interno del MoVimento, ai due ha rivolto un sentito «GRAZIE» (sic) per aver «seguito la loro coerenza» e di aver anteposto il «bene dei cittadini e dell’ambiente» agli «ordini di scuderia».

La senatrice Fattori: «Clima di terrorismo psicologico»

Ma la Fattori è la classica mosca bianca. Il resto del M5S confida nel rapido pronunciamento dei probiviri e nell’esplosione istantanea dei reprobi. Nel frattempo, però,  c’è anche chi come i capibastone Carlo Sibilia e Stefano Buffagli hanno cominciato a “massaggiarli” via social . «Chi ha deciso di anteporre i propri interessi a quelli del Paese – attacca il primo – dovrebbe tornarsene a casa». Più sibillino il secondo: «Noi abbiamo da tenere in piedi i conti di un Paese, non quelli della famiglia De Falco». E ancora: «Qual era stavolta il problema di De Falco della votazione contraria di ieri? Lui ha detto “torna a bordo”. Io oggi gli dico se non ti trovi torna a casa».

De Falco cita Grillo: «Rispondete alla coscienza, non ai capibastone»

Il “genio”, però, tutto si sente tranne che dissidente: «Resto coerente con le idealità del M5S», rivendica. E sul condono bocciato ribadisce: «Vedo una deviazione rispetto ai principi e ai fondamenti del M5S, che ho sempre rappresentato». De Gregorio è convinto di essere dalla parte del giusto e di incarnare le radici del MoVimento: «Se quello introdotto dal governo nel dl Genova non è un condono – rimarca – dovrebbero spiegare perché si fa riferimento a una legge dell’85 (La n°47 del governo Craxi, ndr)». E a chi gli chiede se lascerà il M5S, risponde citando Beppe Grillo: «Ogni eletto deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha la libertà di esprimersi in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capobastone. I cittadini si facciano Stato non si sostituiscano ai partiti con un altro partito». Altri tempi.

 

 

 

Commenti

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  • G.Erman 14 novembre 2018

    Se i politici avessero coscienza si dimezzerebbero lo stipendio. Specie quelli incapaci.

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