Il Fascismo e le pensioni agli italiani. La verità è più forte delle bufale di Grasso

domenica 4 novembre 18:55 - di Francesco Severini
Fascismo, il Duce

Sulla prima pagina del Corriere della sera di oggi Aldo Grasso confuta la “bufala” (secondo lui) delle pensioni introdotte dal fascismo in Italia, spiegando ai lettori che tra le “cose positive” che il regime mussoliniano ha introdotto non c’è l’Inps, come alcuni ripetono senza documentarsi a dovere. E scrive che l’Inps nacque invece nel 1898, mentre la pensione sociale arriva solo nel 1969, quando il fascismo era caduto da un pezzo. Una ricostruzione non corretta, fa notare il giornalista e scrittore Gianni Scipione Rossi: “Aldo Grasso – scrive Rossi in una nota su Fb – dimentica la sostanziale differenza tra l’assicurazione pensionistica volontaria per operai e impiegati, nata in Italia nel 1898, e quella obbligatoria, nata nel 1919, dunque prima del governo Mussolini”. 

In ogni caso è ingeneroso saltare come fa Grasso dal 1898 al 1969 come se in mezzo nulla fosse avvenuto e come se nessun provvedimento fosse stato adottato in quell’epoca per i lavoratori. Può essere utile allora riportare qui le informazioni contenute nello studio di Stefano Vinci, Il fascismo e la previdenza sociale (Annali della facoltà di Giurisprudenza di Taranto, Cacucci editore, 2011). Vinci cita la legge n. 350 del 17 luglio 1898, che promosse la nascita della Cassa nazionale di previdenza per la vecchiaia e l’invalidità degli operai, alla quale i cittadini italiani che svolgevano lavori manuali o prestavano servizio ad opera o a giornata potevano iscriversi liberamente e volontariamente. Dà quindi conto del dibattito che si sviluppa agli inizi del ‘900 per “organizzare l’assicurazione obbligatoria contro le malattie e coordinarla con i servizi di assistenza medica e ospedaliera, di tutela della maternità e con l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e con le esistenti istituzioni di beneficenza e di mutuo soccorso”. Un dibattito dal quale scaturisce la legge 603/1919 che stabilì l’obbligatorietà dell’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia per tutti i lavoratori dipendenti da privati  ed unificò la Cassa nazionale infortuni e la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali nella CNAS (Cassa nazionale per le assicurazioni sociali).

Si giunge quindi all’avvento del fascismo che da subito intende imprimere “una spinta di accelerazione al processo di unificazione degli istituti gestori delle assicurazioni sociali”. Lo stesso Mussolini in un discorso a Torino del 23 ottobre 1932 spiegò che il fascismo nel suo intento di nobilitare il lavoro si era sganciato “dal concetto troppo limitato di filantropia per arrivare al concetto più vasto e più profondo di assistenza. Dobbiamo fare ancora un passo innanzi: dall’assistenza dobbiamo arrivare all’attuazione piena della solidarietà nazionale”.

“Dopo i primi provvedimenti del 1923 – scrive Vinci – con i quali fu stabilito il riordino del Fondo per la disoccupazione involontaria affidato alla CNAS, senza però finanziamenti da parte dello Stato, si assistette nel 1926 ad una forte espansione della «mano pubblica» con l’avvio del monopolio assicurativo attuato attraverso il riordino della Cassa nazionale infortuni (CNI); nel 1927 alla istituzione dell’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi estesa nel 1929 alle malattie per gente di mare; nel 1929 alla previsione dell’assicurazione contro gli infortuni anche per le malattie professionali”.

La Cni venne sostituita nel 1933 dall’Infail  (Istituto nazionale fascista contro gli infortuni sul lavoro) e nello stesso anno viene costituito l’Infps (Istituto nazionale fascista della previdenza sociale). Segue nel 1935 la promulgazione di un testo unico sul Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale  che disciplinò il frammentato sistema previdenziale per l’invalidità e la vecchiaia, la disoccupazione, la tubercolosi e la maternità.  Alcune modifiche al sistema, si legge ancora nello studio,”furono apportate nel 1939, quando fu accolto il principio della reversibilità della pensione ai superstiti, rinviando al ’45 l’erogazione effettiva della prestazione, e fu abbassata l’età del pensionamento a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne, con aggiustamenti nella misura delle prestazioni, adeguate fino al 1943″. In quell’anno si tentò anche di realizzare l’unificazione delle assicurazioni per malattia con l’istituzione dell’Ente Mutualità “che, nei propositi della legge 138/1943 avrebbe dovuto condurre alla completa unificazione degli istituti di assistenza malattia, ma che di fatto non riuscì a realizzare tale intento”.

Un rilievo è d’obbligo: tutti capiscono la differenza tra una Cassa di previdenza cui si aderisce volontariamente e un sistema previdenziale pubblico che comincia di fatto nel 1933 con l’Infps poi divenuto Inps. Ciò non certo per fare apologia delle misure sociali introdotte dal fascismo ma per sottolineare che una bufala è anche raccontare la storia a metà, o manipolarla, o non valutarla con la serena obiettività che dopo 70 anni dovrebbe essere d’obbligo.

 

Commenti

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  • Arnaldo 5 novembre 2018

    Io sono stato “ Figlio della Lupa “ ed ho indossato tale divisa a -poco più di 4 anni…..cosa abbastanza eccezionale ( forse solo a Roma accadeva ) poiché di regola era indossata a circa 5 anni Una volta in qualità di insegnante agli esami di maturità una studentessa asserì che gli scolari, nel Ventennio , andavano a scuola in divisa….cosa che io confutai ( con approvazione degli altri insegnanti…) poichè era un “ falso storico “. Infatti ricordo che solo un paio di volte la mettemmo ed una era un adunanza nel piazzale della scuola con alzabandiera per commemorare una giovane maestra che era deceduta . Ricordo anche la grande pulizia nell’ edificio scolastico che aveva due ampie stanze adibite a “ servizio sanitario permanente “. Questo per “ trasferirvi “ non tanto i miei sentimentali ed infantili ricordi ma quale testimonianza diretta sul modo di quel vivere civile in grande serenità e con valenti attenzioni sociali dello Stato. Dove voglio andare a parare….?….cerco di spiegare che il Fascismo, come spesso viene “ malamente “ indicato non è mai esistito ed inoltre è stata un ‘ “ideologia localistica “ Italiana ( a differenza dell’ internazionalismo comunista…) che io definisco “ socialismo mussoliniano “ in quanto nato per realizzare le prospettive politiche socialiste certo in “ maniera autoritaria “ ma anche autorevole poiché si opponeva all’ immobilismo liberale /socialista ed al nascente partito assassino comunista ( i “ reazionari “… ) ed aveva un “ protagonista “ insostituibile : Benito Mussolini. Etiam ….il “ Fascismo “ non può ripetersi quindi gli allarmi di una sua “ rinascita “ sono generati da veri “ deficienti storico-culturali “ o da “ falsari ideologici comunisti”..che hanno occultato / falsificato da oltre 70 anni la VERA STORIA DEL FASCISMO…NELLE SUE PECULIARE QUALITA’ PACIFISTE E NEO-SOCIALISTE — P.S. Certamente furono fatti , nel Ventennio, anche molti errori gravi come l’ alleanza con i nazisti ….. ma questo a causa delle imposizioni colonialiste e guerrafondaie della Francia Inghilterra, Germania e Russia.

    • Pier Giorgio Puppini Martini 5 novembre 2018

      Condivido pienamente. ai miei tempi non erano ancora nati i figli della lupa. a sei anni ero balilla,poi balilla moschettiere e alla fine avanguardista. Poi successe il ’43 e….

    • Marco 6 novembre 2018

      …una Germania tagliata nel precedente assurdo post grande guerra, causante un malcontento che generò la seconda guerra mondiale, veramente desiderata da UK, Francia e U.S.A.

  • MICHELE MASTROMARINO 5 novembre 2018

    Diceva mio padre che la storia inizia a dire la verità dopo 50 anni. Siamo giunti a 70 e anche superati, ma non si riesce proprio a raccontare gli eventi storici in modo distaccato, affinché ognuno possa ragionare con i propri neuroni per capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, contestualmente ai periodi storici in cui il fatto è avvenuto.

  • alberto 5 novembre 2018

    Grasso è un poveretto sfruttatore dei suoi inghippi politici fino ad arrivare a un pessimo presidente del senato! De resto si è “ingrassato” con qualche segreto di qualcuno molto in alto nella gerarchia politica di “ladri” esistente recentemente addietro e con bieche manipolazioni sconosciute!

  • Lisetta Serra 5 novembre 2018

    Ma se Grasso imparasse a stare zitto ne avrebbe un vantaggio. Ma parlare del presente e del futuro e lasciate il passato dentro ai libri. Siete un assurdo Pidioti e amici.

  • ANTONIA 5 novembre 2018

    GRASSO SI VERGOGNI E TORNI FRA I BANCHI DI SCUOLA, IL CLASSICO SINISTROIDE IGNORANTE ED INCOMPETENTE!

  • Laura Prosperini 5 novembre 2018

    siamo noi che facciamo troppo poco per informare correttamente quanto è stato fatto per l’Italia e gli Italiani
    dal Fascismo, come se avessimo paura di essere additati come fascisti.
    Questo, per chi è di destra (ed è Italiano) non dovrebbe accadere, il Fascismo ha le sue pecche ma anche le sue virtù (grandi ed insuperate ad oggi).

  • mario salvatore manca di villahermosa 5 novembre 2018

    Un esempio di sillogismo: Chi nega l’evidenza, o è imbecille o è in malafede. Grasso nega l’evidenza. Quindi o è imbecille o è in malafede. In questo caso può essere e l’uno e l’altro insieme. Il che ahimè aumenta sia la sua imbecillità sia la sua malafede. Tertium non datur.
    Mario Salvatore Manca

  • Sandy Caine 5 novembre 2018

    Grasso è in malafede. Un arrogante e un ignorante presuntuoso pieno di Borgia e di stupidità!

  • Taddei Roberto 4 novembre 2018

    Grasso e i suoi compagniucci fanno finta di nn capire ke se cé qualcuno ke nn capisce niente di pensioni e lavoro sono proprio loro. Se gli si chiede ki é la MARX FORNERO cosa rispondono ? Se cero dormivo !!

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