Flash mob dei giornalisti: «Rispetto». Ma Di Battista e Di Maio rilanciano: «Patetici»

martedì 13 novembre 14:44 - di Leo Malaspina

Tutti in piazza, i presunti sciacalli e le fantomatiche puttane, sotto attacco come simboli della libertà e come professionisti da una classe dirigente mai così miope e volgare sui temi dell’informazione. I giornalisti italiani si sono dati appuntamento nelle piazze con decine di flash mob per replicare alle accuse, rozze e reiterate, scagliate dal M5S nel giorno dell’assoluzione di Virginia Raggi a Roma. La Federazione Nazionale della Stampa ha organizzato flash mob nei capoluoghi di regione, ricevendo anche adesioni dai colleghi di Bruxelles e Londra, con lo slogan “Giù le mani dall’informazione”.

Dalle piazze (qui il flash mob di Napoli) è partito un coro unanime di richiesta di rispetto ai grillini, soprattutto quelli che – come Luigi Di Maio – ricoprono cariche istituzionali e politiche. Dura anche la posizione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. «Ogni attacco agli organi di stampa – afferma – rischia di ledere il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero, che è alla base del pluralismo dell’informazione e del diritto di cronaca e di critica». Le principali manifestazioni a Roma, in piazza dei Santi Apostoli alla presenza dei vertici della Federazione, e a Milano in via Vivaio, a Napoli, sotto la prefettura di piazza del Plebiscito, ma anche ad Ancona, Aosta, Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Campobasso, Firenze, Genova, Palermo, Perugia, Pescara, Potenza, Reggio Calabria, Torino, Trieste, Venezia.

E il M5S? Ha rilanciato le accuse. «Come volevasi dimostrare è partita la difesa corporativista, puerile, patetica, ipocrita, conformista e oltretutto controproducente di una parte del sistema mediatico. Quando per orgoglio e malafede non sanno chiedere scusa per le menzogne scritte sulla Raggi, per la difesa a spada tratta di un sistema morente, per aver avallato il neoliberismo e tutte le sue nefandezze, partono con la solita litania: ‘giù le mani dall’informazione’, oppure ‘nessuno tocchi la libertà di stampa», ha attaccato Alessandro Di Battista su Facebook, per poi prendersela con i giornali di Berlusconi e di De Benedetti.

Sulla stessa linea anche Di Maio: «La libertà di stampa, la libertà di informazione per me è sacra e deve essere una libertà che garantisca la stampa libera da tutti e da tutto. Chi parla di dittatura come fa Berlusconi mi fa un po’ ridere perché rappresenta quella classe politica che quando era al governo ha epurato giornalisti come Biagi», ha detto Di Maio. «Noi non solo siamo forti sostenitori della libertà di informazione ma l’abbiamo anche difesa”, dice e aggiunge: “mi spiace che in epoca renziana non ci siano state rivolte contro le epurazioni in Rai”. Ad ogni modo “c’è qualcosa che non va nella libertà di informazione in Italia, che non è libertà di raccontare menzogne ma se c’è una menzogna allora uno come me deve rispondere”, afferma Di Maio.

Da Napoli, Gerardo Ausiello e Claudio Silvestri, delegato e segretario del Sugc, commentano così la giornata di mobilitazione: «Sembra uno scorcio degli anni Ottanta e invece siamo nel 2018. È una diapositiva di un passo indietro perchè costretti a difendere valori e diritti giá consolidati. Più che una protesta vogliamo che queste braccia tese a brandire un messaggio siano uno spunto di riflessione. Ci rendiamo conto a cosa si deve arrivare per difendere la libertá di stampa, parola e opinione?».

Commenti

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  • giovanni 14 novembre 2018

    Vittorio Alfieri era grillino? Si direbbe di sì, vista l’opinione che, ai suoi tempi, aveva dei giornalisti. Non sarebbe meglio che i giornalisti facessero un serio esame di coscienza e si domandassero perché molta gente non ha più fiducia in loro?

  • Angela. 14 novembre 2018

    Diciamo le cose come stanno:il mondo del giornalismo e molto spesso fazioso e bugiardo,tutti lo sanno e tutti fanno finta che non sia così,questi giornalisti che adesso manifestano per la libertà di stampa non sono solo patetici ma anche ridicoli se pensano che sia a rischio la libera espressione in Italia. Scrivono quello che vogliono i loro editori,semmai sono imbavagliati dai loro” datori “di lavoro.

    • flavio 14 novembre 2018

      Ma non solo i singoli giornalisti ma anche la RAI, è faziosa, vergognosa ed ipocrita. Io mi riferisco a cio che mi è accaduto nel lontano 1965. Hanno distrutto la mia famiglia e sopratutto mio padre. E tutto questo è successo dopo aver preso accordi con loro stessi. I giornali dell’epoca, pubblicavano un pazzo tenta di suicidarsi lanciandosi dal Colosseo. Che bastardi…..

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