Coni, la riforma agita Malagò & co: «Peggio del fascismo». Barbaro: «Serve autocritica»

giovedì 15 novembre 17:14 - di Valeria Gelsi

Il Coni grida all’attentato all’autonomia e va allo scontro aperto con il governo per la riforma inserita nella bozza della manovra finanziaria. «Lo stesso fascismo, pur non essendo estremamente elastico nell’acconsentire a tutti di esprimere le proprie opinioni, aveva rispettato quella che era stata la storia del Coni dall’epoca della sua fondazione», ha tuonato il presidente, Giovanni Malagò, riferendo al Consiglio nazionale che «questa non è una riforma dello sport italiano, è un discorso in modo elegante di occupazione del Comitato olimpico nazionale italiano». Un giudizio al quale si è unito l’ex presidente e membro uscente del Cio, Mario Pescante. «Lo ha detto un autorevole giurista (Sabino Cassese, ndr): la legge del 1942/43 di un certo Benito Mussolini era molto più democratica».

La riforma proposta dal governo prevede che i fondi alle Federazioni, vale a dire allo sport italiano diffuso, non siano più distribuiti dal Coni, attraverso la controllata Coni Servizi, ma dalla società Sport e Salute spa, guidata da una figura di nomina governativa. Al Coni resterebbe invece la cassa per l’organizzazione delle Olimpiadi. Con una capacità di spesa che passerebbe da 410 milioni (370 dei quali vanno alle federazioni) a 40 milioni. Da qui l’allarme sull’attentato all’autonomia. Ma a monte della proposta di riforma ci sono due criticità principali rilevate dal governo, e non solo. La prima attiene alla trasparenza dei meccanismi e alla autonomia reale delle Federazioni rispetto al vertice: i presidenti delle Federazioni eleggono il presidente del Coni, che è lo stesso che eroga i fondi. Permane così il rischio costante di un cortocircuito nella gestione dei poteri. La seconda criticità, e non per importanza, riguarda poi la natura delle priorità del Coni, che secondo diversi addetti ai lavori e osservatori non sempre risponde al mandato di favorire la diffusione della cultura e della pratica dello sport a livello capillare sul territorio. Il Coni, insomma, sarebbe più impegnato a conquistare medaglie che a promuovere lo sport in quanto tale.

Nel corso del consiglio federale Malagò ha lamentato che «il Coni è il più prestigioso Comitato olimpico al mondo, con questa norma non diventerebbe uno dei tanti comitati olimpici al mondo, ma l’ultimo al mondo», aggiungendo che «così si ridurrebbe a una bellissima agenzia di viaggi che ogni due anni organizza le Olimpiadi». «Se questa riforma fosse cominciata alla fine del 2019 mi sarei dimesso contestualmente. E se dico che mi dimetto, lo faccio. Ma non abbandono la mia barca a cinque mesi dalle Olimpiadi», ha aggiunto il presidente del Coni, spalleggiato dal Consiglio nazionale, che gli ha dato mandato ufficiale per portare avanti la trattativa con il governo. Con un solo voto contrario: quello del senatore leghista e presidente dell’Asi, Claudio Barbaro.

«Abbiamo assistito alla solita autocelebrazione del Coni, che avviene in tutti i contesti simili a quello odierno. Tutti hanno parlato della bontà del modello sportivo italiano, ma nessuno si è chiesto perché si arriva a un processo di riforma così forte, che cambia gli assetti dello sport italiano», ha spiegato al Secolo d’Italia Barbaro, offrendo uno spunto di riflessione rispetto alle prese di posizione del Coni: «Il modello sportivo italiano risponde a tutte le necessità di diffusione della cultura sportiva nel Paese o solo a logiche di conseguimento delle medaglie?». «Noi – ha aggiunto – siamo convinti che questo modello sportivo italiano non dia più risposte a 360 gradi a tutto il mondo dello sport, che è cresciuto in maniera disordinata, ma che risponda a un unico modo di intendere lo sport, ovvero quello di far affermare gli atleti italiani nel mondo». «Non si parla di sport a scuola, di una diffusione più omogenea degli impianti sportivi, degli aspetti sociali e anche sanitari dello sport. Tutti questi aspetti vengono toccati solo in termini di facciata, mentre l’intento della riforma è cercare di dare risposte a tutte le esigenze di carattere sportivo e non solo a quelle di carattere competitivo», ha quindi chiarito Barbaro, che nel corso del Consiglio aveva sottolineato come il tema dell’autonomia venga utilizzato come scudo rispetto alle istanze di cambiamento: «L’autonomia – aveva detto – non è in discussione, è il classico feticcio, totem, per impedire qualsiasi tipo di processo di autoriforma. All’interno del Coni non c’è mai stata autocritica».

E di «autonomia che non è in discussione» hanno parlato anche i sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Simone Valente, replicando alle parole di Malagò, con il quale per altro nei giorni scorsi Giorgetti ha avuto diversi incontri. «Ci sorprende l’atteggiamento del presidente Malagò che sa bene che l’autonomia dello sport non è in discussione. Stiamo seguendo un modello d’eccellenza già in vigore in molti paesi d’Europa e del mondo. Molti sono con noi, ci incoraggiano ad andare avanti e così faremo con serenità, sobrietà senza personalismi sicuri di fare le scelte migliori per il bene dello sport italiano, che è l’unico obiettivo che ci poniamo. Questo governo non fa leggi a favore o contro le persone, Malagò compreso, ma rispetta il programma e il contratto che ha dato vita all’esecutivo. In questo senso stiamo prevedendo il coinvolgimento del Coni in quello che è il suo compito, cioè la preparazione olimpica e di alto livello».

Commenti

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  • amerigo 16 novembre 2018

    Quando chiudi il rubinetto della pecunia, si inalberano e starnazzano. . .Un po’ di giustizia e di modestia, in un mondo che vive in un lusso esagerato, sono necessarie: sono convinto che se facciamo qualche indagine sui fiumi di denaro che attraversano il CONI, ne vedremo delle belle!!

  • Ben Frank 16 novembre 2018

    Dite al bojardo Malagò, beata ignoranza, che il CONI è stato fondato durante il Fascismo… Allora i poltronari come lui gridavano eia eia alalà e facevano il saluto al Duce. Ve lo immaginate un Malagò in camicia nera e fez con piccione? Beh, io si! O Franza o Spagna, vero Malagò?

  • Rita 16 novembre 2018

    ma che caxxo ne sa del fascismo questo mentecattococmunista? quando perdono soldi passano al delirio alcolico

  • Gran Turco 16 novembre 2018

    MALAGO & C. STARNAZZANO PERCHE’ HANNO INTUITO CHE LA PACCHIA PLURIENNALE, PER LORO, STA PER FINIRE !!!!!

  • Angela. 16 novembre 2018

    Gira e rigira è sempre una questione di soldi,appena gli si tocca il portafoglio subito si grida “all’autonomia”,lo hanno fatto i politici,i magistrati e adesso questi del Coni!

  • Del Mondo Raffaele 15 novembre 2018

    Il Fascismo caro Malago e sraro un percorso tragicamente serio. Qui siamo alla presenza di Oligarchie che sostituiscono altre. Nel bene e nel male. Cordiali Saluti

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