Tu chiamala come vuoi, ma non è quota 100: per molti la pensione resta lontana

mercoledì 17 ottobre 16:26 - di Aldo Di Lello

Chiamatela come volete, ma non chiamatela quota 100. O, per meglio dire, potete anche chiamarla così, ma solo in riferimento a chi ha compiuto 62 anni di età e ne ha accumulati  38  di contributi. Per chi però ha 63, 64, 65 e 66 anni si tratta in realtà, rispettivamente, di quota 101, 102, 103 e 104. Il tanto decantato “smantellamento” della Legge Fornero lascia tanti lavoratori ultrasessantenni con l’amaro in bocca. Il requisito dei 38 anni di contributi, inserito nella manovra del governo giallo-verde,  comporta il fatto che molti italiani dovranno sgobbare ancora anni prima di conquistare l’agognata pensione. Per tutti costoro, l’incubo della Fornero non si è dissolto.

Per poter parlare di quota 100, si sarebbe dovuto inserire una diversa combinazione tra età anagrafica ed età contributiva: 63 e 37, 64 e 36, 65 e 35. Ma cosi non è stato. I tecnici della Lega hanno dovuto lavorare  entro i paletti delle compatibilità finanziaria nonché scendere a compromessi con i loro colleghi del M5S, a loro volta impegnati a trovare le risorse per il reddito di cittadinanza. Però si poteva almeno rimanere entro i paletti fissati, secondo le indiscrezioni di stampa, all’inizio del dibattito politico sulla manovra: quota 100 con i requisiti minimi di 64 anni di età e 36 di contributi. In questo caso ci sarebbe stata, se non altro, una maggiore equità nell’accesso alla pensione anticipata. Ma la Lega ha voluto evidentemente favorire i lavoratori del Nord, area del Paese dove l’accesso al lavoro è da sempre anticipato rispetto al Centrosud, zone dove invece le opportunità di impiego sono minori e dove comunque si scontano periodi più lunghi di precariato e di lavoro in nero. Ne consegue che gli anni di contribuzione, per i lavoratori  del Nord intorno ai 60 anni, sono mediamente superiori a quelli di altre zone d’Italia.

Certo, questa misura varata dal governo sulle pensioni è sempre meglio, come si suol dire, di un calcio agli stinchi e non c’è dubbio che attenui i rigori della Fornero. Ma non è nemmeno quella rivoluzione proclamata dai salviniani.

Sarebbe ingeneroso affermare che la montagna ha partorito il topolino. Ma non ha partorito nemmeno un elefante. Al di là di una grossa nutria non andiamo.

 

 

Commenti

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  • Antonia 18 ottobre 2018

    L’ultimo schifo che potevano fare una che ha 40 anni solo perché a 60 anni non se ne deve andare ma ha lavorato 40 anni ci rendiamo conto 40 anni un periodo lunghissimo perché non se ne può andare in pensione che deve esserci il paletto dell’età Allora a questo punto è meglio la Fornero 42 anni e 3 mesi e te ne vai con una pensione decente non così pure con le riduzioni con le penalizzazioni fate schifo

  • Ettore 18 ottobre 2018

    A fine 2018 avrò 65 anni con 34,5 anni di contributi.
    Senza la Fornero sarei dovuto andare in pensione a 61 anni, con la Fornero a 67 e dopo questa “rivoluzione” sempre a 67…..nulla è cambiato per me e quelli come me, è una presa in giro.
    Quando al supermercato apre una nuova cassa viene sempre detto “in ordine di fila” e non “in ordine secondo gli acquisti nel carrello”.
    Per fare una cosa equa sarebbero dovuti andare in pensione prima quelli che aspettano da più tempo a causa della legge Fornero.

  • Laura Prosperini 17 ottobre 2018

    è verissimo! non è la quota 100 vera e propria che ci era stata indicata, quella senza altri paletti se non i 100.
    Cambia poco o nulla a tutti quelli che non hanno 38 anni (quasi 40!!!!!!!) di contributi, devono morire sul luogo di lavoro
    non dando neanche la possibilità ai giovani d’inserirsi nel mondo lavorativo.
    E’ stato un compromesso, una manovra troppo pavida, la direzione, finalmente, è quella giusta ma la “spinta” realizzativa piuttosto scarsa sia quì che nella pace fiscale…
    Siamo un po delusi da questa improvvisa ritiratina…
    se siamo sempre li a contare gli euro, a far di conto a controllare i Bilanci
    prima di risollevare l’Italia ed il Popolo Italiano
    ci vorranno 30anni per poter dire che realmente abbiamo svoltato
    se poi, come si dici, il prossimo anno sarà ancora più annacquata (per far contenti gli euro-fili
    allora…non durete a lungo…
    Ci vuole sagacia per vedere con chiarezza le cose (euro/trappola per le aziende ed il popolo Italiano)
    ed austerity dannississima…
    ma ci vuole anche vero coraggio per marciare nella direzione che ci è chiarissima ogggi.
    PIU’ CORAGGIO meno tentennamenti meno ragionieri
    più politici (lungimiranti)

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