Pensioni, le nuove regole: chi può lasciare il lavoro nel 2019

mercoledì 17 ottobre 12:08 - di Federica Argento

Quattro finestre in un anno per l’uscita con quota 100, proroga dell’opzione donna, tagli alla rivalutazione delle pensioni che partiranno da quelle di almeno 2.500 euro netti al mese per poi colpire in modo più deciso gli assegni elevati, al di sopra dei 4.500 euro mensili,  laddove non supportate da adeguati contributi: sono queste le principali novità in materia previdenziale contenute nella manovra di bilancio anche se mancano ancora i dettagli su come le nuove regole si applicheranno. Il Governo nel documento inviato a Bruxelles (il Draft Budgetary Plan) ha fatto sapere che l’accesso al pensionamento sarà possibile attraverso quattro finestre il che rimanda a una decorrenza almeno trimestrale rispetto al momento nel quale si maturano i nuovi requisiti.

I requisiti

Una volta maturati i requisiti, occorrerà aspettare che si apra una delle quattro finestre: presumibilmente si tornerà al sistema in vigore fino al 2008, con il quale ad esempio se la finestra è ad aprile chi raggiunge il traguardo a febbraio attenderà due mesi, chi è nato a marzo uno e così via. Per ora non sembra esserci limiti a livello di platea, né penalizzazioni per aderire allo schema che modifica la Legge Fornero. Modifica a cui saranno destinati per il 2019 6,7 miliardi, con un totale che nel triennio arriverà a 20 miliardi, secondo i calcoli di Qui Finanza.

Opzione donna

E’ stata prorogata la cosiddetta opzione donna ovvero la possibilità per le lavoratrici di accedere alla pensione anche prima dei 60 anni, con 35 di contributi, ma con l’assegno calcolato in base al meno favorevole sistema contributivo. Questo canale si era esaurito nel 2016, ora verrà prorogato: stando al comunicato di Palazzo Chigi, la soglia di età sarà fissata a 58 anni per le dipendenti e a 59 per le autonome, anche se si valuta lo slittamento ai 60 anni.

Pensioni d’oro

L’intervento sulle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese (circa 90 mila euro lordi l’anno) subisce una modifica. Nessun ricalcolo contributivo, retroattivo e permanente. L’idea è quella di rivalutare le pensioni all’inflazione per rimodulare le fasce e far sì che le pensioni alte non vengano adeguate al costo della vita per i prossimi tre anni. Così facendo non ci sarebbero rischi di incostituzionalità. Altro non è che un contributo di solidarietà per “finanziare” le pensioni più basse.

Nella legge di bilancio entrerà  il cosiddetto raffreddamento del meccanismo di indicizzazione degli assegni alti. Dal 2019 la rivalutazione doveva tornare ad essere quasi piena.  Invece verrà applicata una nuova decurtazione, con l’obiettivo di risparmiare almeno 300 milioni l’anno. Per conseguire il risultato però non sarà sufficiente toccare solo le pensioni dai 4.500 euro netti al mese in su e dunque il raffreddamento inizierà un po’ più in basso, intorno ai 2.500 euro, pur se con un effetto inizialmente limitato.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • PAOLA ENRICA LIVRAGHI 3 novembre 2018

    buon giorno, io ho 57 anni e 35 di contributi, nel 2019 avrò 58 e 36 anni ad agosto, posso richiedere l’opzione donna, e quando posso fare la domanda, e vengono calcolati 36 anni o solo 35.
    attendo una vostra risposta
    grazie mille
    Livraghi paola

  • Laura Prosperini 17 ottobre 2018

    se è così come scritto è tutta una vera bufala…

  • In evidenza