Pensioni, cosa si perde con la “quota 100”: l’assegno si riduce dal 5 al 21 per cento

mercoledì 24 ottobre 15:23 - di Redazione

La riforma pensionistica secondo l’innovazione della “quota 100”, voluta in particolare dalla Lega al fine di superare la legge Fornero, non sarà a costo zero per i lavoratori. L’assegno arriverà prima rispetto ai criteri della riforma Fornero, ma sarà accompagnato da una decurtazione che va da un minimo del 5% a un massimo del 21%. Il Sole 24 Ore ha analizzato caso per caso le oscillazioni del valore dell’assegno a seconda delle diverse condizioni anagrafiche e contributive. L’assegno verrebbe decurtato in base a tre  parametri: il diverso coefficiente di trasformazione a 62 anni, i cinque anni di minori contributi e l’effetto rivalutazione sul montante, ipotizzando una crescita costante sia del Pil sia dello stipendio del lavoratore.

L’esempio del 21%
Un lavoratore con uno stipendio netto di 1600 euro vedrà assottigliarsi del 21% l’assegno previdenziale se sceglie l’uscita anticipata a 62 anni.

Tra l’11e il 5%
Tra l’11% e il 5% sarà la decurtazione per il lavoratore con stipendio da 2mila euro che a 64 anni decide di lasciare l’ufficio dai tre anni a un anno e tre mesi prima.

L’Inps aveva dato – scrive Il Sole 24 Ore – “una quantificazione analoga della riduzione legata all’anticipo: fino a 100 euro in meno al mese per un pensionato della PA (con calcolo retributivo fino al 2011 e contributivo dal 2012 in poi) che esce con uno stipendio annuo di 40mila euro: con cinque anni di minori versamenti anziché prendere una pensione di 36.500 euro annui si fermerebbe a circa 30mila.

Commenti

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  • 24 ottobre 2018

    Poveri vecchi Italiani!! Come faranno a vivere con dignità…. grazie di nuovo damerino Renzi!!!

  • Laura Prosperini 24 ottobre 2018

    era quello che si diceva
    una cosa è quota 100 punto e basta, niente paletti (38anni!!!!di contributi quasi come la …censira…fornero) e nemmeno decurtazioni
    allora si che si sarebbero creati molti posti di lavoro per i nostri ragazzi, per la nuova generazione.
    altra cosa è avvitarsi, come fecero a suo tempo gli eminenti (cinici e spregevoli) tecnici
    su paletti, tecnicismi per…risparmiare!!!!
    tanto la manovra col bilancino ve l’hanno cassata lo stesso!!!
    tanto valeva sforare ancora qualche decimale
    ed iniettare un fiume in piena di fiducia agli italiani
    si avrebbe avuto un “ritorno” anche economico (per chi proprio non riesce a fare a meno dei numeri)
    così, invece, non credo che moltissimi abbiano i requisiti e che quindi vadano in pensione…pur avendo, magari 67anni (conoscente che ha 67anni, fa il barista ma ha solo(???)32/33 anni di contributi ed è costretto a rimanere, ancora, a lavorare…..)

  • ANTERO 24 ottobre 2018

    Quisquilie …. tanto per cambiare !

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