Manovra, vertice tra Salvini e Di Maio: «Nessuna banca sarà in difficoltà»

domenica 28 ottobre 17:51 - di Michele Pezza

Tre ore di faccia a faccia a Palazzo Chigi, di domenica pomeriggio, per fare il tagliando alla manovra economica del governo. Anche per Matteo Salvini e Luigi Di Maio è giunto il tempo di guardarsi negli occhi e tentare di mettere un punto fermo alle tensioni e alle polemiche delle ultime settimane. Combattere su troppi fronti contemporaneamente non è saggio. Soprattutto, non conviene. E di fronti Di Maio ne ha aperti fin troppi. Persino con Mario Draghi, il presidente della Bce. L’unico, in realtà, tuttora in grado di proteggere la nostra economia dalle turbolenze dei mercati.

Nel summit nessun accenno alle nomine Rai

«Abbiamo parlato di economia, manovra, conti pubblici. Nessuna banca sarà in difficoltà, siamo positivi e lavoriamo come Lega e M5S in sintonia per la crescita e il cambiamento del Paese, come prevede il contratto di governo», recita una una nota stampa diffusa da Salvini, che ha anche chiarito di non aver parlato di Rai («è una questione che stanno risolvendo, com’è giusto che sia, Salini e Foa»). Sarà senz’altro così, ma è fuor di dubbio che non basta un summit, per quanto al massimo livello politico, a dissipare tutte le ombre che si sono accumulate all’interno del governo e della maggioranza. Di Maio, ad esempio, è al centro della bufera seguita alla decisione del premier Conte di sbloccare nel Salento i lavori per la Tap, il gasdotto proveniente dall’Azerbaijan. La base pugliese è in rivolta. E non è tutto: lo spread  a quota 300 crea un problema al sistema bancario. Il rischio è la ricapitalizzazione di alcune di esse. Tradotto, significa dover ricorrere a quel fondo salva-banche utilizzato prima da Renzi e poi da Gentiloni per salvare dal fallimento alcuni istituti di credito, che Di Maio e i suoi hanno sempre additato come prova regina della diretta dipendenza del Pd dalle lobby. Nel comunicato di Salvini è scritto che «nessuna banca sarà in difficoltà». Significa che il “governo del cambiamento” utilizzerà gli stessi vituperati strumenti dei governi precedenti?

Ma Di Maio ha sempre criticato gli aiuti agli istituti di credito

Infine, a calare un’ombra tra Salvini e Di Maio, è ancora il decreto fiscale, lo stesso in cui si era infilata la «manina» denunciata da Di Maio negli studi di Porta a Porta. Sembrava tutto ricucito, e invece la «manina» ha colpito di nuovo e ancora sotto forma di condono per i patrimoni esteri. In maniera meno esplicita (manca il richiamo diretto alle fortune al di fuori dei confini nazionali), ma comunque estendendo il condono a Ivafe e Ivie, due imposte previste per le attività economiche fuori confine. È stato lo stesso Di Maio a darne conto in un video postato su Facebook, chiuso da queste parole: «Poi dicono che non mi devo incazzare». Il sereno è di là da venire.

 

 

 

Commenti

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  • Angela 29 ottobre 2018

    Auguro a questo governo di non ripetere gli stessi errori fatti dal governo precedente,il popolo nelle urne non perdonerebbe.

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