Lavoro, il Senato adotta il “modello Veneto”. Donazzan: «Da noi risultati tangibili»

lunedì 29 ottobre 16:16 - di Redazione

Il Veneto fa scuola in Italia per l’efficienza in materia di lavoro e, in particolare, dei centri per l’impiego. E, dopo un sopralluogo della Commissione lavoro e previdenza sociale del Senato, si candida a diventare modello per tutto il Paese. «In Veneto il sistema dei Centri per l’impiego è ben organizzato. È un buon punto di partenza per la riforma dei servizi e delle politiche attive del lavoro», è stato il giudizio espresso dalla Commissione, impegnata in una indagine conoscitiva sull’attività e l’organizzazione dei servizi per l’impiego nelle regioni italiane e in Europa. Un viaggio-inchiesta, partito dalla Sicilia e che avrà le prossime tappe in Lazio, Germania, Danimarca e Francia per concludersi a dicembre con la presentazione a palazzo Madama dei risultati finali della comparazione, in vista della riorganizzazione dei servizi per l’impiego e dell’introduzione del reddito di cittadinanza.

«Mi sono sempre adoperata affinché il Veneto diventasse un modello per ciò che riguarda le politiche attive del lavoro. La visita di oggi della commissione lavoro del Senato ci gratifica particolarmente perché è un riconoscimento ai numeri ai risultati che siamo riusciti a mettere in campo nelle politiche pubbliche», ha scritto sulla sua pagina Facebook, l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan, che, insieme ai dirigenti della Direzione lavoro Santo Romano e Alessandro Agostinetti e al direttore dell’ente strumentale Veneto Lavoro Tiziano Barone, ha accolto i membri della delegazione parlamentare: la presidente della Commissione Nunzia Catalfo (M5S) e le senatrici Barbara Guidolin (M5S), Nadia Pizzol (Lega) e Roberta Toffanin (FI).

«Le misure attivate in Veneto e in particolare Garanzia Giovani e l’assegno per il lavoro, che è strumento equiparabile al futuro reddito di cittadinanza, nonché il buon collegamento di rete tra servizi pubblici e privati, tra centri per l’impiego ed enti di formazione e tra Centri per l’impiego e Comuni, dimostrano che qui il sistema funziona e produce buoni risultati occupazionali», ha quindi sottolineato Catalfo, aggiungendo che «i Centri per l’impiego vanno rafforzati in tutta Italia, e non solo per erogare il reddito di cittadinanza che dev’essere misura pro-attiva e non assistenziale, ma per far funzionare al meglio tutte le misure di sostegno al reddito, come Naspi e cassa integrazione». Il governo ha stanziato un miliardo di euro per potenziare i Centri per l’impiego, aumentare le risorse umane e strumentali e i riqualificarne i servizi. Per il Veneto il piano di potenziamento vale 92 nuove assunzioni per i 39 centri per l’impiego, che andranno a sommarsi ai 32 profili professionali specializzati assunti a tempo determinato con risorse regionali. «Il Veneto è già a buon punto nel processo di riorganizzazione e potenziamento – ha commentato la presidente della Commissione – e se si parte da una buona base è più facile arrivare all’obiettivo».

«La specificità del modello veneto sta nella cooperazione tra servizi pubblici e privati – ha spiegato Donazzan – nella capillarità e prossimità del servizio (potenziato ora anche dalla nuova intesa con Anci per aprire in ogni comuni un punto informativo per il lavoro) e nell’aver adottato costi standard per misurare impegno ed efficacia delle diverse misure». «Ma per fare vere politiche attive per il lavoro servono canali stabili di finanziamento e una visione prospettica, una nuova intesa istituzionale a lungo termine che specifichi chi deve fare che cosa, tra Stato e Regioni, e armonizzi i diversi interventi. In materia di lavoro e occupazione non c’è nulla di più deleterio e vano del cambiare politiche e misure da un anno all’altro», ha avvertito l’assessore veneto, ricordando che i 39 Cpi regionali contano attualmente 380 operatori e accolgono in media 140mila disoccupati e inoccupati l’anno per il rilascio della dichiarazione di disponibilità, premessa per iniziare il percorso per trovare lavoro. Al 30 giugno di quest’anno gli utenti dei Centri per l’impiego realmente in cerca di occupazione in Veneto erano 292mila. La Regione ha investito a fine 2016 oltre 4 milioni di euro a valere sul Fondo sociale europeo per rafforzare i Cpi.

Tra le misure erogate dai Centri per l’impiego veneti ci sono gli assegni per il lavoro (9mila erogati nell’ultimo anno e uno su 3 si è già tradotto in contratto di lavoro), le azioni integrate di coesione territoriale per le persone svantaggiate e più fragili (1002 destinatari e 6 milioni di risorse comunitarie impegnate), i lavori di pubblica utilità e i lavori di impatto sociale (865 contratti attivati nel 2017 nei 238 comuni aderenti, con un impegno economico di 5,2 milioni), il collocamento mirato dei disabili anche attraverso l’accordo con le cooperative sociali (15 milioni di euro impegnati) e Garanzia giovani, che in Veneto ha raccolto 82.955 adesioni effettive e vede 50.330 giovani impegnati in attività effettive, e 9499 assunti in pianta stabile. Il piano di potenziamento e riforma dei Centri per l’impiego (transitati dalle Province a Veneto Lavoro, a seguito delle riforme Delrio e del Jobs Act) prevede una dotazione organica complessiva per il Veneto di 517 operatori entro il 2021.

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