La segue, la pesta, la rapina: lei ha lesioni all’occhio, l’aggressore africano è già libero

martedì 23 ottobre 14:37 - di Martino Della Costa

L’ha seguita passo passo. L’ha pedinata a distanza e poi, quando ha temuto che la sua preda stesse per mettersi in salvo a bordo di un mezzo pubblico che l’avrebbe riportata a casa dopo una serata trascorsa in discoteca, l’è piombato addosso e l’ha derubata, strappandole dalle mani lo smartphone. Istintivamente la ragazza – una 19enne – ha provato a reagire, e a quel punto l’uomo – un immigrato gambiano quasi 30enne –  l’ha stordita colpendola con un pugno in pieno volto, fuggendo subito dopo a più non posso e provando a dileguarsi. Se non fosse stato per due coraggiosi passanti che l’hanno bloccato, impedendo all’aggressore di sparire e farla franca, il ladro violento non sarebbe mai neppure stato fermato.

La segue, la pesta, la rapina: l’aggressore africano è già libero

Eppure, nonostante l’arresto lo abbia assicurato alla giustizia; malgrado la brutalità dell’aggressione inferta a una ragazza appena 19enne; nonostante gli estremi per il fermo ci fossero, insomma, l’uomo – l’ennesimo straniero senza fissa dimora, ma con regolare permesso di soggiorno – è stato immediatamente rimesso in libertà; mentre la sua vittima – che ha riportato lesioni a un occhio – dovrà incassare oltre al danno, anche la beffa del tempestivo ritorno a piede libero del suo aguzzino. Se ne dedurrebbe, se fosse sempre così, che la paura che ha annichilito una giovane donna di ritorno a casa dopo una serata con le amiche; che l’efferatezza gratuita di un pugno sferrato con forza e assestato in pieno volto; che pedinare, scaraventarsi addosso e rapinare una persona dopo averla pestata solo per impedirle di reagire; che mentire e a un giudice negando ogni addebito in merito all’aggressione fisica nonostante un trauma all’occhio e alla tempia riportati dalla vittima, non sono ancora motivi sufficienti per spedire in carcere chi delinque

Il ladro violento se la cava con l’obbligo di firma: ma neppure un giorno di cella

E così, il gambiano se l’è cavata con una condanna a 3 anni e 1000 euro di ammenda, ma neppure un giorno di cella; per lui è stato disposto solo l’obbligo di firma giornaliero. Ma se questo ennesimo, grave episodio registrato a Roma domenica scorsa intorno alle 5 del mattino, trova riscontro nel codice giuridico, di sicuro non trova conforto nell’opinione pubblica, sempre più indignata, insicura, indifesa…

 

 

Commenti

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  • Franz 24 ottobre 2018

    Giustizia vergognosa….è ora di finirla

  • Caesar 23 ottobre 2018

    Che vergogna questi giudici, condanna a 3 anni ma in pratica solo obbligo di firma!
    Qui ci volevano 10 anni di gabbia a banane e acqua e poi rispedito in gambia come un pacco postale!

  • Luciano Vignati 23 ottobre 2018

    Purtroppo nella magistratura ci sono ancora tanti allievi e discenti del terrorista Toni Negri che insegnava all’università di Padova, autentici figli di una sinistra stalinista. A loro e alle loro famiglie non succede mai nulla perché hanno la scorta. Sono degli infedeli servitori dello stato.

  • Giuseppe Tolu 23 ottobre 2018

    Sinceramente non capisco questo modo di fare dei giudici, mah!

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