Anche Tria nel suo piccolo s’incazza contro Bankitalia e i critici della manovra

10 Ott 2018 13:01 - di Ezio Miles

Anche Tria nel suo piccolo s’incazza. Il mite ministro dell’Economia, che finora i media hanno dipinto come una sorta di vaso di coccio tra vasi di ferro, non ha mandato giù le critiche di Bankitalia e dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) alla manovra e alla nota di aggiornamento del Def. Se per Palazzo Koch le misure predisposte dal governo avranno un effetto «modesto» sulla crescita economica, per Upb le stime sul Pil italiano vanno riviste al ribasso.

Apriti cielo. Tria ribatte oggi attaccando direttamente l’Ufficio parlamentare di bilancio (ma, in controluce, si intravede chiaramente Bankitalia). Secondo il ministro dell’Economia la  valutazione dell’Upb si basa «su informazioni parziali o obsolete, alla luce delle ultime scelte di politica economica del governo». Tuia lancia le sue critiche in un’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Tria chiede innanzi tutto rispetto per gli apparati del suo dicastero: «I tecnici del Tesoro non sono meno validi di altri», afferma. «Non credo che le capacità tecniche e i modelli del Tesoro siano inferiori a quelle di altre istituzioni» incalza. «Stiamo parlando del Mef e delle sue strutture tecniche che da anni stimano queste cose e usano modelli econometrici validati». Confermando che la manovra sarà di 36,7 miliardi, il ministro non si dice impressionato neanche dal rialzo dello spread. «Non si deve lasciare che la volatilità di breve termine dei mercati offuschi la nostra capacità di modulare valutazioni e previsioni equilibrate». Il professor  Tria ha evidentemente imparato come funziona la comunicazione politica in Italia.

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