Ue, le “Crusche” di Italia, Francia e Spagna unite per arginare la lingua inglese

martedì 25 settembre 13:31 - di Redazione

Italia, Francia e Spagna unite contro lo straripare della lingua inglese fin nei gangli della pubblica amministrazione, della scuola e della comunicazione. L’alleanza “latina” si mostrerà plasticamente nella sede dell’Accademia della Crusca, a Firenze, per parlare del patrimonio linguistico europeo, definito «un tesoro da proteggere», in un convegno organizzato dalla stessa Accademia in tandem con la rappresentanza in Italia della Commissione europea. Gli accademici invocano il rispetto del regolamento del Consiglio dell’Ue (il n.1/1958) che stabilisce la pari importanza di tutte le lingue ufficiali dell’Unione Europea. «Allo stesso tempo però – sottolinea una nota della Crusca – si assiste a una sempre maggiore espansione della lingua inglese nei più diversi settori della comunicazione, anche pubblica (commercio, legislazione, insegnamento)», smentendo nei fatti quanto normato dal citato Regolamento.

Le Accademie dei tre Paesi si riuniranno a Firenze

L’idea, dunque, è quella di «confrontare le politiche linguistiche dei tre maggiori paesi di lingua romanza», uniti non solo dalle comune origine latina ma anche dalla presenza delle più antiche e prestigiose accademie linguistiche d’Europa: la Crusca, l’Académie française e la Real Academia Española. Per tentare già una risposta nella pratica, prima che nella teoria, gli interventi dei diversi relatori saranno pronunciati nelle rispettive lingue senza traduzione simultanea. L’obiettivo è «scommettere così sulla possibilità di un dialogo fondato sulla reciproca intercomprensibilità, almeno in ambito romanzo, e sulla capacità di ognuno degli interlocutori di basarsi sulla propria competenza passiva, per apprezzare la varietà delle lingue, a partire da quelle più vicine alla nostra».

L’accusa: «Ue troppo “inglese”»

Un esperimento, insomma, che si prefigge lo scopo di restituire pluralismo linguistico ad una Ue troppo anglofona. Un vero paradosso se solo si pensa che, per effetto della Brexit, la Gran Bretagna ha deciso di non farne più parte. Un motivo in più per Italia, Francia e Spagna per vedere riconosciuta in ambito comunitario la richiesta per un’Europa più rispettosa della storia e della cultura di ciascuno dei suoi Paesi membri. L’inglese, per una volta, è in minoranza.

Commenti

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  • Gianfranco Guzzardi 26 settembre 2018

    In effetti Ella ha ragione stante che sconosce gli accenti sulle “e”, gli apostrofi prima della parola Italia e le proposizioni sempre prima della parola Italia. Si faccia cittadino inglese e dubito che Ella possa altrettanto scrivere e parlar bene la “lingua dei pappagalli” cioè l’inglese…

  • 25 settembre 2018

    Ma pensate con il vostro cervello non con quello della Francia e Spagna…mi dispiace dirlo ma la lingua Inglese e la lingua del business e in Cina la insegnano nelle scuole elementari…non ci e bisogno di ascoltare la Francia di Macron e la Spagna…due lingue morte!! Pensate a ricostruire un Italia internazionale, e per essere internazionale Inglese e necessario…avete tanti problemi in Italia da risolvere__specialmente la POVERTÀ..non ascoltate la Francia o la Spagna questi due paesi non sono amici di Italia!!

    • Poliziano 26 settembre 2018

      Che si conosca una lingua straniera, in questo caso l’inglese, è apprezzabile, non c’è dubbio. Ma il fatto di mescolare parole inglesi o francesi a quelle della nostra bella lingua, che non è morta come lei afferma, sui giornali, alla televisione e radio, nelle comunicazioni governative, nei commerci, nella pubblicità, ecc. ecc. è altamente suicida. Le potrei dare centinaia di esempi, ma se lei rinnega la nostra lingua, se lei si sente cosi esterofilo, non è degno del nostro paese. EMIGRI!!!

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