Strage di Bologna: Carlos non pone più condizioni per testimoniare

venerdì 7 settembre 12:30 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

che l’offerta di testimoniare al processo per la strage di Bologna avanzata da Ilich Ramirez Sanchez (Carlos lo sciacallo) possa risultare, se non proprio una “polpetta avvelenata”, una perdita di tempo, c’è. È un rischio, ma tutto sommato calcolabile e che si può affrontare senza nemmeno il bisogno di particolare coraggio. D’altro canto, nell’aula di via Farini, la Corte d’Appello non ha certo lesinato ore, pur di riascoltare le improbabili verità di Paolo Aleandri o di altri “pentiti” sulla cui attendibilità, già da tempo immemorabile ormai, tanto ci sarebbe da dire o è stato detto. Di certo, a proposito di Carlos e delle sue conoscenze dirette dell’attentato alla stazione si sanno due cose: la prima, è che in passato si è limitato a riferire solo un aspetto, sostanzialmente; la seconda, che interruppe le sue deposizione in materia perché voleva farlo davanti alla Commissione stragi o in qualsiasi altra parte, purché in Italia e non in Francia. All’epoca – non senza ragioni – si pensò che l’obiettivo del noto e ferocissimo terrorista comunista fosse quello di farsi trasferire laddove – appunto in Italia – fosse più facile evadere. Oggi, invece, la situazione è molto differente. In primo luogo, perché Carlos ha scritto all’avvocato Gabriele Bordoni di non aver più alcuna pretesa, circa il luogo da cui raccontare la “sua verità: è disposto a farlo seduto davanti ai giudici, sotto le Due Torri; oppure, all’occorrenza, dal carcere francese in cui è detenuto. Insomma, non pone alcuna condizione: è disposto a raccontare ciò che sostiene di sapere senza contropartite. Allora, perché non ascoltarlo? Se le sue fossero solo “bubbole”, tutt’al più, qualcuno avrà passato un piacevole week end gallicano. Su quest’ultimo aspetto, però, sul fatto che Carlos abbia voglia solo di prendere in giro la giustizia italiana, dev’essere chiarito come l’ex-terrorista – tra i tanti personaggi che sono intervenuti nell’interminabile vicenda giudiziaria del 2 agosto – è stato finora l’unico a dare un’indicazione rivelatasi perfettamente vera, quando la Polizia ha cercato riscontri alle sue parole. Fu Carlos, infatti, ha rivelare la presenza a Bologna, nel giorno della strage, di uno dei suoi uomini, Thomas Kram, il cui soggiorno nel capoluogo emiliano, per quanto diligentemente registrato dall’albergo sin cui dormì, non fu preso in considerazione né segnalato e vagliato dagli inquirenti per vent’anni. Carlos rivelò la presenza di Kram e la Digos di Bologna, sollecitata all’uopo da Roma, finalmente si mosse e scoprì che, effettivamente, il primo diceva la verità sul secondo. Non si limitò a questo, Carlos. In una precedente missiva sempre indirizzata all’avvocato Bordoni, Carlos precisò anche dove fosse Kram, alle tragiche e fatiche ore 10 e 25 del 2 agosto: dall’altra parte dei viali di circonvallazione che separano l’ingresso della stazione dall’anello del centro cittadino, a 50 metri in linea d’aria dall’esplosione: era in uno dei bar prospicienti il luogo dell’attentato, a telefonare proprio al suo “capo”. Carlos aggiunse, in quella precisazione, che a salvare Kram fu proprio quella telefonata, altrimenti sarebbe restato ucciso e ferito – quindi comunque trovato – sul luogo del delitto, costituendo col suo stesso corpo la firma e la rivendicazione dell’attentato stesso. In altre parole: è possibile che oggi Carlos abbia solo voglia di mentire e di intorbidire le acque del processoa carico di Gilberto Cavallini, ma, a tutt’oggi, è uno dei pochi, se non l’unico “portatore di verità” che ha detto poco, ma in modo credibile e verificabile. Se ci fosse veramente altro da sapere e da verificare, la Polizia e i pubblici ministeri non avrebbero gli strumenti per stabilirlo? Che senso avrebbe, invece, rifiutarsi di sentirlo parlare, se non quello di difendere una “verità giudiziaria” che, a quel punto, apparirebbe ancor più pregiudiziale e precostituita di quanto già tale non sia stata giudicata da una porzione amplissima della pubblica opinione?

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