Roma puzza, il Pasquino di Fidene alla Raggi: maschera antigas pure alle statue

sabato 1 settembre 12:03 - di Ginevra Sorrentino

«A Fidene neanche un santo riesce a respirare»… Breve ma conciso il post di Otello Masi che, sul profilo Facebook del comitato di quartiere capitolino va a fare da didascalia a una foto che pone l’ultima – per il momento? – pietra tombale sul degrado che attanaglia Roma da centro alle periferie. Lo scatto, in queste ore tra i più visualizzati in rete, è quello della statua dedicata a un sacerdote, Don Giustino Maria Russolillo, fondatore dei Vocazionisti ai quali è intitolata l’omonima piazza di periferia, con tanti di maschera antigas in faccia dato che, evidentemente, lì come altrove purtroppo, l’aria che tira non è tra le più salubri o tra le meno maleodoranti, anzi…Un degrado capitale che continua ad estendere le sue tentacolari problematiche, e su cui il Campidoglio sembra aver perso il controllo. Roma crolla, puzza e va in pezzi: ma la Raggi tace, incassa le proteste e risponde al dramma rifiuti che attanaglia la capitale con nuove gabelle per l’ecopass in centro…

Fidene, l’aria è irrespirabile: il quartiere mette la maschera antigas alla statua

Proprio così: la statua di un uomo di fede con una maschera antigas a testimonianza di come, tra i più pazienti e fiduciosi, la speranza che la puzza di rifiuti intrisa su muri e palazzi del quartiere possa in qualche modo evaporare una volta per tutte è ormai vana. Forse, sembra di leggere tra le righe della scenografica denuncia, giusto un miracolo potrebbe risanare la situazione in quel quadrante nord est di Roma che si estende dal Nuovo Salario a Fidene, da Castel Giubileo alla Serpentara, parte integrante dei confini capitolini che testimoniano come l’abbandono della capitale, dal centro alle periferie, non conosca zone franche. E allora, come scrive un ampio servizio dedicato alla vicenda dalla La Stampa, «la mascherina antigas è stata messa sul viso del Beato napoletano qualche sera fa da ignoti. Ma è come se parlasse per bocca di tutti i residenti che approvano eccome questa mascherata urbana e la fanno rimbalzare ovunque sui social». Una statua parlante che, oltre all’eloquente maschera fatta indossare dal religioso di pietra, reca scolpito sulla mano del sacerdote un figlio che, nero su bianco, riporta a chiare lettere la protesta, il disagio, il malcontento di una nutrita fetta di popolazione romana: «Il III Municipio dice No Tmb», laddove la sigla sta a indicare l’impianto dell’Ama, (la municipalizzata che si occupa dei rifiuti) di stanza sulla Salaria. E cioè esattamente dove, riferisce sempre l’articolo del quotidiano torinese, «pochi giorni fa sono finiti i sacchi di spazzatura che per mesi avevano sostato dentro il «treno della vergogna» sui binari della stazione Roma Smistamento. Quel treno doveva portare il suo carico in Germania ma è rimasto fermo al punto di partenza per tutta l’estate. Per essere poi smantellato, dopo la denuncia di Legambiente Lazio, e svuotato pochi metri più in là, in questa struttura che da tempo gli oltre 40 mila residenti della zona chiedono a gran voce di chiudere. Proprio per il cattivo odore che si sente dall’alba al tramonto e ritorno».

La protesta social con tanto di app per segnalare i cattivi odori

Proteste, invettive e lamentele, quelle del settore noer este della Capitale, indirizzata via social soprattutto contro l’assessora alla Sostenibilità ambientale del Comune di Roma Pinuccia Montanari che, snobbando l’incontro con i residenti, abbia dirottato la visita in zona puntando sullo stabilimento in questione per un sopralluogo a sorpresa al termine del quale avrebbe concluso di non aver rilevato in loco «miasmi provenienti dall’impianto». Conclusione che, come facilmente prevedibile, ha ulteriormente incrmeentato – se possibile – la rabbia dei cittadini che, sempre l’assessora Montanari, ha poi pensato di tenere buoni proponendo – come si legge sempre su La Stampa – «un progetto, che riguarderà sia Rocca Cencia e Salario, che prevede la sperimentazione di una piattaforma per la gestione delle emissioni odorigene», con tanto di app apposita attraverso cui segnalare gli odori, «in modo che vengano stabilite anche le fonti di queste emissioni». Tutte “risoluzioni” che non dirimono il problema e che tornano ad animare la protesta silenziosa ma plastica del Pasquino di periferia…

 

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