Rispunta la sinistra che tifa per lo spread. Renzi leader del partito dei “gufi”

venerdì 28 settembre 14:44 - di Robert Perdicchi

Ogni rialzo, una standing ovation, ogni oscillazione del mercato, un boato da stadio, ogni attacco dei mercati una nota di giubilo affidata alle agenzie. Quando c’è di mezzo lo spread non c’è spirito patriottico che tenga, l’Italia si divide, gufa, tifa per il “nemico”, il tasso d’interesse, come ai tempi del governo Berlusconi, quando il centrodestra che vinceva nelle urne veniva randellato dai mercati con l’eco di fondo dei festeggiamenti della sinistra italiana. E non solo.

In prima fila a “tifare” spread, con titoli carichi di enfasi e previsioni catastrofiche, i grandi giornali italiani (basta dare un’occhiata agli editoriali del giorno), ma anche i grandi manager pubblici, come il presidente dell’Ins Tito Boeri, che anche in questo caso si ritaglia un ruolo prettamente politico. «C’è un solo spreco che oggi potremmo davvero ridurre in modo consistente senza danneggiare nessuno, è lo spreco dato dagli oneri sul nostro debito pubblico, dal cosiddetto spread», attacca Boeri.

E come in un esercito in rotta, nel centrosinistra a guidare il partito dei gufi c’è sempre Matteo Renzi, l’ex nemico dei gufi. «Parliamoci chiaro, amici. Il problema non è l’Europa, non è lo spread, non è il deficit. O meglio: non è solo questo. Il problema è la deriva venezualana che stiamo rischiando. Il problema è che stanno prendendo in giro gli italiani. Dicono che hanno abolito la povertà per decreto. E fingono di crederci. Dicono che stanno mantenendo le promesse elettorali quando nonostante la guerra ai mercati faranno al massimo il 10% di ciò che hanno promesso. Stanno mentendo, ancora. Dicono che loro sono il popolo ma in Piazza con le bandiere ci sono solo i parlamentari: la presunta classe dirigente del paese che fa la claque al Governo sul balcone».

Gli fa eco il piddino Andrea Marcucci: «Alla fine hanno deciso di girare uno spot. Uno spot , pagato dagli italiani, contro l’Europa. 120 miliardi di nuovo deficit per pagare sussidi, abolite le parole crescita, sviluppo, investimenti, lavoro», poi arriva l’ex forzista Giuliano Cazzola: «Tutto sommato, è meglio così. Prima l’Italia toccherà il fondo, meglio sarà. Con un’opposizione inesistente, sostanzialmente collusa con le scelte che l’attuale maggioranza sta effettuando (li immaginate il Pd e la Cgil a difendere la riforma Fornero e il Jobs act?), l’unica nostra salvezza sta nella sanzione dei mercati. Che ci sia e sia implacabile. Ogni punto in più di spread è un giorno in meno di durata del governo giallo-verde», dice l’ex sindacalista.

Veleni anche dai “montiani” di “+Europa” . «Bisogna dire forte e chiaro che l’aumento del deficit non è altro che un furto ai danni delle prossime generazioni, che lavoreranno per pagare un debito ancora più alto. Spread e Borsa sono importanti, ma lo è ancora di più il futuro dei nostri giovani. E un Def fatto di condoni, pensionamenti anticipati e assistenzialismo in deficit si scaricherà interamente su di loro. Di Maio e Salvini sono ladri di futuro», dichiara Andrea Mazziotti. E la sinistra-sinistra? «L’euforia del governo fa a pugni con le reazioni dei mercati e la salita dello spread con le conseguenze inevitabili sui titoli della banche italiane», dice il deputato di Liberi e Uguali, Guglielmo Epifani.

E nel centrodestra? In tanti non condividono la manovra ma chi ricorda il “gufismo” sullo spread praticato ai tempi di Berlusconi, come Giovanni Toti, critica i contenuti della manovra ma non si auguro il tracollo del Paese. «Penso che sia un Def molto spericolato. La borsa questa mattina e lo spread non hanno reagito bene ed era abbastanza comprensibile. Non sono mai stato tra coloro che fanno il tifo per lo spread contro l’Italia. Spero che questo funzioni e porti lo sviluppo che il governo si augura», dice il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Commenti

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  • 28 settembre 2018

    I gufi sono molto intelligenti, Renzi???????

  • Angela 28 settembre 2018

    Toti dimostra di essere equilibrato,un vero politico di razza.

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