Ricorda: solo la morte ci può separare. E così è stato per Eva, vittima di una suora perversa

martedì 25 settembre 12:01 - di Filomena Auer

«Denunciami appena puoi… solo la morte ci può separare, e non è uno scherzo! Ricordatelo»: e così è stato. Non c’è stata salvezza per la fragile Eva Sacconago, morta suicida a ventisei anni al termine di un lungo calvario fisico e psicologico inflittole da una suora, Suor Maria Angela Farè, che ad oggi, per il momento, è chiamata a rispondere delle sue responsabilità penali di fronte al collegio di giudici – quelli della Corte d’appello chiamati a decidere sulla sua sorte dopo la condanna a a tre anni e mezzo di carcere per stupro emanata in primo grado – per il giudizio sulla sua coscienza, invece, dovrà vedersela con ben altri tribunali…

Eva, condizionata e sopraffatta da una suora, fino a suicidarsi

Eppure, a quanto si evince dal racconto sull’intricato caso reso oggi su il Giornale, è soprattutto il ritratto della vittima a venir fuori in Aula: ed è il ritratto di una giovane donna fragile che dietro l’apparenza di una ragazza solare, volitiva, a tratti addirittura mascolina raccontano le testimonianze delle amiche, tra le pieghe dell’animo nascondeva un segreto torbido e inconfessabile: quello del legame segreto con la religiosa che la ossessionava e condizionava, una relazione morbosa che alla fine le è stata fatale. Un rapporto su cui oggi si scava a fondo in tribunale, alla ricerca di un perché, alle origini di un vortice di passione e morbosità, violenza fisica e sopruso psicologico, che alla fine ha condizionato fino all’esito tragico la vita di Eva, che, scrive il Giornale, pochi giorni dopo essere stata «violentata, ammanettandola con le caviglie al letto… si ammazzò». Per questo, e per tutto quello che precede l’atto conclusivo di questo dramma, come anticipato Suor Maria Angela Farè è stata condannata in primo grado a tre anni e mezzo di carcere per quello stupro. Ieri si è aperto il processo d’appello, e sia la Procura generale che la famiglia di Eva chiedono che la sentenza venga ulteriormente aggravata perché venga addebitato anche in termini di sentenza tutto quanto accaduto prima, nei lunghi anni di vessazioni inferte dalla suora alla ragazza all’oratorio di Sant’Edoardo, a Busto Arsizio, definito dal legale di parte civile, Tiberio Massironi,  «una lunga violenza sessuale per induzione, realizzata approfittando dell’inferiorità psichica della ragazza».

Un lungo percorso manipolatorio durato anni e interrotto solo dal suicidio di Eva

E per ricostruire dolore e abusi, tormento e colpa, saranno fondamentali le migliaia di sms, le decine di lettere e, soprattutto, i due diari che nel 1999 una giovanissima Eva, allora appena 13enne, aveva cominciato a scrivere quando la relazione con la suora era appena agli inizi. E come scrive il Giornale, allora, dalle prime parole all’ultimo segreto confessato, si capisce quanto i diari rappresentino il resoconto «di una ragazza fragile, alla disperata ricerca di una figura per sostituire una madre troppo presente», tanto che, già nel 2002, «gli sms documentano i contatti ravvicinati («vorrei penetrati, baciarti e tenerti stretta a me»)… Un’intimità che diventa sopraffazione fisica e psicologica, sostiene la Procura, che «mai sarebbe stata raggiungibile dall’imputata se non attraverso un lungo percorso manipolatorio iniziato nel 1998». «E appena Eva cercava di allontanarsi – registra il quotidiano milanese diretto da Sallusti – suor Maria Angela si scatenava: “ti odio”, “bastarda dentro”, “denunciami appena puoi… solo la morte ci può separare, e non è uno scherzo! Ricordatelo». E così è stato…

Commenti

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  • Laura Prosperini 25 settembre 2018

    tre anni emezzo????
    è aboninevole ciò che ha subito la poveretta…

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