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Più morti, meno incidenti: il Rapporto ACI-ISTAT

giovedì 13 settembre 17:55 - di Inforicambi.it

L’ACI effettua periodicamente analisi sui dati relativi agli incidenti auto e dal Rapporto ACI-ISTAT si evidenzia che in Italia, nel 2017, è aumentato il numero dei morti, ma è diminuito quello degli incidenti e dei feriti rispetto al 2016.

La celerità delle rilevazioni è migliorata allo scopo di assicurare maggiori livelli di sicurezza stradale e maggiore sensibilizzazione per un corretto comportamento alla guida, soprattutto a ridosso delle giornate da “bollino nero” per le ferie estive.

“Rispetto allo scorso anno registriamo, purtroppo, un aumento delle vittime sulle nostre strade dopo la flessione del 2016, forse complice anche il positivo contesto economico associato alla crescita delle prime iscrizioni e delle percorrenze – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Automobile Club d’Italia – La rete viaria nazionale è davvero vasta, in molti casi obsoleta, non aggiornata nei sistemi di sicurezza passiva quali guard-rail, asfalto e aree di sosta. Mi auguro che a breve venga avviato un piano strategico di riordino dell’intero sistema infrastrutturale, nelle città così come per le grandi arterie. Un contributo fondamentale per la sicurezza – conclude Sticchi – potrebbe essere fornito dagli ADAS, tanto che l’ACI auspica da tempo la loro obbligatorietà su tutti i nuovi modelli”.

“In un quadro di generale miglioramento della sicurezza stradale a livello europeo, registriamo in Italia un aumento delle vittime sulle strade – afferma il presidente dell’Istat, Giorgio Allevaun numero di feriti gravi ancora troppo alto e l’obiettivo vision zero per i bambini a tutt’oggi lontano. In questo scenario, il bisogno di conoscenza circa l’incidentalità stradale, le sue determinanti e l’impatto sulla vita delle persone e la società rende centrale il ruolo della statistica pubblica. Numerose le azioni messe in campo e i risultati raggiunti: l’uso integrato di dati da indagine e da fonte amministrativa, sperimentazioni condotte su big data – un vero valore aggiunto alle fonti tradizionali di dati – analisi basate su informazioni geo-riferite sempre più complete. Infine un’attività inter-istituzionale sempre più importante rende possibile una migliore interpretazione del fenomeno e un disegno più accurato degli interventi di prevenzione”

 

Chi

Le prime vittime, quelle più a rischio, risultano essere gli anziani tra i 75/79 anni, i bambini invece sono diminuiti. Il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2020 ha l’obiettivo “vision zero”, consiste nel far diminuire il numero di bambini (0-14 anni) vittime d’incidenti stradali. Il numero di giovani vittime, tra i 20 e i 29 anni, è ancora troppo alto (19,3 per cento). Se volessimo seguire un andamento: il numero di vittime aumenta tra i giovani, diminuisce dopo i 25 anni e torna ad aumentare tra gli anziani. Aumentano anche pedoni e motociclisti, diminuiscono ciclomotoristi e ciclisti.

Dove

La maggior parte degli incidenti con morti avviene su autostrade e strade extraurbane, subendo però una diminuzione nei grandi Comuni e dunque su strade urbane.

Perchè

Le cause sono varie, risiedono principalmente nella distrazione, mancata precedenza e velocità elevata (40,8 per cento). Anche distanza di sicurezza (9,6 per cento), manovra irregolare (7,1 per cento), comportamento scorretto del pedone (3,2 per cento).

Quando

Il periodo in cui si verificano più incidenti è quello estivo, in particolare agosto. Ciò si verifica poiché aumentano le percorrenze autostradali: +2,2 per cento con oltre 84 miliardi di km percorsi. Aumenta anche il parco veicolare dell’1,7 per cento.

Riassumendo dunque, in Italia nel 2017 si sono registrate 1.464 vittime tra conducenti e passeggeri di autovetture (- 0,4 per cento rispetto al 2016). Sono umentati i morti del +2,9 per cento, diminuiti gli incidenti del -0,5 per cento e i feriti del -1per cento, resta per lo più stabile la percentuale di feriti gravi (68per cento uomini e 32per cento donne). I costi sociali sono stimati in 19,3 miliardi di euro (circa 1,1per cento del PIL nazionale).

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