Lucio Battisti “liberato” anche sul web: sarà possibile lo streaming dei brani

mercoledì 5 settembre 15:23 - di Leo Malaspina

«Io ho avuto un danno economico ma sono i giovani e la cultura popolare i più penalizzati». Così Giulio Rapetti, in arte Mogol, parlando della querelle sui diritti con gli eredi di Lucio Battisti. Sono ormai 20 anni che la battaglia va avanti: il prossimo 9 settembre cade infatti il 20esimo anniversario della morte del cantante e compositore che ha interpretato alcuni dei brani più importanti della musica italiana. Nell’estate del 2016, il tribunale civile di Milano aveva condannato la società intestata alla moglie e al figlio di Lucio Battisti, Acqua Azzurra, a risarcire 2,6 milioni a Mogol che si riteneva danneggiato dal «costante ostruzionismo» della società a qualsiasi proposta di valorizzazione e promozione del catalogo musicale con i 12 album firmati insieme dal cantante e dall’autore.

«La magistratura ha già emesso una sentenza e si continua ad andare avanti», sottolinea il famoso paroliere il quale auspica che “ragionevolezza e onestà prevalgano”. «Il modo di gestire” un pezzo della storia della nostra canzone è stato già condannato. La magistratura ha riconosciuto che mi è stato procurato un danno e ha emesso una sentenza che prevede un indennizzo», aggiunge colui che ha firmato i testi di canzoni intramontabili come “Emozioni”, “Pensieri e parole”, “Il mio canto libero”. Tra pochi giorni si ricorderanno i 20 anni dalla morte di Lucio Battisti che il 9 settembre 1998 morì dopo aver venduto oltre 25 milioni di dischi. Le sue canzoni, ancora oggi, garantiscono ancora oggi una rendita da diritti d’autore pari a oltre 800 mila euro all’anno su cui Mogol e la Acqua Azzurra di Grazia Letizia Veronese e il loro unico figlio Luca sono in guerra. Entro l’anno arriverà la sentenza di Appello. «Ma il danno maggiore l’ha subito la cultura popolare italiana e i più penalizzati da questa storia sono i giovani», conclude Mogol.

Milena Gabanelli, nel suo blog sul Corriere della Sera, annuncia una importante novità decisa su iniziativa del commissario nominato dal tribunale per gestire la Acqua Azzurra nelle more della lite. «La possibilità di concedere licenze di sfruttamento economico delle opere anche online. Per le canzoni di Battisti-Mogol, e per i numerosissimi fan che popolano i siti non ufficiali, è una rivoluzione perché la gestione voluta dalla vedova ha sempre impedito l’utilizzo sul web del repertorio, ingabbiandolo nei vecchi supporti fisici. Quindi Battisti non esiste sulle piattaforme di streaming musicale come, per esempio, Spotify dove digitando il suo nome si scopre che «Il mio canto libero» è stato riprodotto oltre un milione di volte. Ma non è lui a cantare e sono per lo più basi musicali, spesso brutte copie delle originali…», spiega la Gabanelli.

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