Lo strappo dell’Anci: «Col governo non parliamo più». La replica: «Il Pd cerca visibilità»

giovedì 20 settembre 17:16 - di Natalia Delfino

È scontro fra l’Associazione nazionale dei comuni italiani e il governo. L’Anci ha lasciato la riunione della Conferenza unificata e annunciato l’interruzione delle relazioni con il governo, in polemica per i fondi assegnati al bando periferie. L’intesa prevista in Unificata, primo passo per il ripristino dei fondi, è stata tolta dall’ordine del giorno della riunione. «Ci vediamo costretti come Anci, nostro malgrado, a interrompere le relazioni istituzionali e ad abbandonare la Conferenza Unificata», ha detto il presidente dell’Anci Antonio Decaro, lasciando la riunione e aggiungendo che «i sindaci non si fanno prendere in giro».

«Avevamo preso un impegno con il presidente del Consiglio che era quello di fare un percorso per restituire ai Comuni i fondi per le periferie pari a 1,6 miliardi di euro. Il primo passaggio era oggi in Unificata, dove era prevista l’intesa per sanare la presunta incostituzionalità di una norma che prevedeva 800 milioni di euro», ha spiegato Decaro, sottolineando che i passaggi successivi dovevano essere l’incontro con il «Mef e l’inserimento in un prossimo decreto delle risorse e delle procedure per riallocare i fondi per i Comuni, necessari ai progetti del bando periferie».  «Oggi in Unificata era stata messa all’ordine del giorno l’intesa, ma – ha proseguito il presidente dell’Anci – il governo ha detto di avere un problema di natura tecnica sul provvedimento da portare in Unificata e quel punto all’ordine del giorno è stato tolto». Decaro ha annunciato che Anci non andrà neppure alla conferenza Stato-Città nei prossimi giorni e che interrompe le relazioni «fino a quando non riprenderà il percorso» per il ripristino dei fondi per le periferie «con l’approvazione del punto che era previsto oggi all’ordine del giorno della Unificata».

Per il governo, però, si tratta di un «falso problema». «Capisco la questione politica e la necessità del Pd di prendere una posizione, ma tecnicamente oggi non si poteva fare niente», ha commentato il sottosegretario all’Economia, Massimo Garavaglia, aggiungendo che «la volontà e l’impegno  di trovare una soluzione nei termini di legge e di procedura ci sono sempre». «È una tempesta in un bicchiere d’acqua», ha osservato ancora l’esponente legista, chiarendo che «oggi il ministero era impossibilitato a dare un parere su un decreto che non c’è perché non può esserci visto che è stato caducato dalla Corte costituzionale e contemporaneamente non c’è ancora il milleproroghe approvato e quindi non si può procedere  alla sanatoria del nuovo decreto sulla base delle regole del Milleproroghe». «Tecnicamente, quindi – ha concluso – oggi non si poteva fare niente».

Commenti

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  • Francesco Desalvo 21 settembre 2018

    Sarebbe interessante sapere con quale cavillo i giudici della Corte Costituzionale hanno impedito l’erogazione di un miliardo,6 per la bonifica delle periferie. Come al solito i giudici escono da loro campo. Finché non saranno ben delimitate le loro competenze l’Italia resterà al palo.
    O sono d’accordo con i Vip di Capalbio che hanno imposto i clandestini a tutta l’Italia, ma li hanno rifiutati a casa loro?

  • serena 21 settembre 2018

    E chi se ne frega. Il popolo chiederà la creazione di una nuova associazione di persone ad hoc prive di privilegi e soprattutto di nuova nomina e soprattutto senza reati ascrivibili o prescritti attraverso favoritismi collusioni concussioni etcc…basta sindaci innominabili….

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