Lecce, case popolari in cambio di voti: 9 arresti e 46 indagati tra i politici

venerdì 7 settembre 14:06 - di Stefania Campitelli

Clamorosa svolta nell’inchiesta della procura di Lecce sulle case popolari, che vede indagate 46 persone. Ex amministratori comunali, consiglieri comunali, alcuni ancora in carica, e dirigenti del Comune di Lecce sono stati arrestati in queste ore dai militari della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 9 persone (di cui due in carcere, cinque agli arresti domiciliari e due con obblighi di dimora), indagati a vario titolo per reati di associazione a delinquere, peculato, corruzione, corruzione elettorale, abuso d’ufficio, falso, occupazione abusiva, violenza privata e lesioni. In sostanza gestivano e controllavano “il mercato di voti” attraverso l”assegnazione mirata di alloggi popolari in barba alla graduatoria del Comune di Lecce.
Agli arresti domiciliari finiscono l’ex assessore e attuale consigliere comunale Attilio Monosi (centrodestra), il consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, l’ex assessore della giunta Perrone Luca Pasqualini (centrodestra), il dirigente comunale Lillino Gorgoni e il 27enne Andrea Santoro. Interdetti dai pubblici uffici tre dirigenti e funzionari dell’ufficio casa: Piera Perulli, Giovanni Puce, Paolo Rollo e Luisa Fracasso. Tra gli arrestati anche due inquilini di case popolari del quartiere Stadio:  si tratta di Uberto Nicoletti e Nicola Pinto, di 31 e 41 anni, leccesi. Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.  Secondo l’ipotesi di reato formulata dai magistrati, è stata accertata l’assegnazione indebita di alloggi di edilizia residenziale pubblica a favore di persone non collocate in graduatoria in posizione utile, l’occupazione abusiva di alloggi resisi disponibili per l’assegnazione e l’accesso illegittimo a forme di sanatoria in assenza dei requisiti richiesti. Nel corso delle indagini sono venuti fuori diversi particolari che hanno dato origine a nuovi filoni d’inchiesta. Uno riguarda l’attività di alcuni indagati per fare in modo che un alloggio tolto dall’Antimafia a un boss della malavita locale venisse assegnato al fratello dello stesso boss. Gli indagati, sempre secondo gli investigatori, avevano messo a punto un efficiente sistema per tenere sotto controllo il “serbatoio dei voti” che ogni beneficiario degli alloggi poteva mettere a disposizione. Gli inquilini beneficari della casa popolare dovevano produrre, su un foglio, il nome delle persone vicine che avrebbero garantito il voto alle elezioni.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

contatore di accessi