“I cellulari distraggono”. A Piacenza la prima scuola che li scherma

lunedì 17 settembre 15:15 - di Guido Liberati

Il liceo San Benedetto di Piacenza è la prima scuola in Italia a dotarsi di un sistema per impedire agli studenti l’uso dei cellulari durante le lezioni, ricreazione compresa. Si tratta di un originale brevetto Usa. La speciale custodia (Yondr) è in grado di schermare totalmente i cellulari e a ogni studente ne viene consegnata una, che poi potrà tenere tranquillamente con sé: la tasca sarà sigillata con un sistema di chiusura brevettato che può essere aperto solo tramite una base di sbloccaggio in possesso degli insegnanti che, alla fine delle lezioni, provvederanno così a far tornare gli alunni in possesso dell’uso del loro telefonino.

La scuola di Piacenza ha adottato un sistema Usa

Ai genitori la scuola ha scritto una lettera per spiegare la scelta nei dettagli. «Lo scienziato Stephen Hawking diceva di non smettere mai di guardare alle stelle. Il senso più profondo di questa novità è proprio aiutare gli studenti a togliere gli occhi dal display per alzarli al cielo, ad andare metaforicamente oltre, verso qualcosa di più elevato». Così il preside del liceo San Benedetto di Piacenza, Fabrizio Bertamoni, ha presentato l’iniziativa.

Cellulari vietati anche a ricreazione

«Siamo la prima scuola phone-free d’Italia», dice con orgoglio. «Non lo consideriamo né un’imposizione né un divieto – sottolinea il preside piacentino, che è docente di filosofia -. Siamo invece convinti che sia un’opportunità per i nostri studenti di poter andare oltre. Certo, non li lasceremo soli in questa situazione, ma li aiuteremo nel tempo a capire questa scelta, e a guardare appunto alle stelle». Senza contare le motivazioni legate alla sicurezza stessa dei più giovani: «Il cyberbullismo di cui tanto si parla – sottolinea il presidente – passa quasi sempre attraverso lo smartphone». Senza però alcuna demonizzazione dell’oggetto più tecnologico della nostra era. Anzi. «Le potenzialità di questi strumenti sono talmente alte che i più giovani faticano a comprenderle a pieno, rischiando quindi di farne un uso improprio. Ma questo penso che valga anche per noi adulti».  E i genitori come l’hanno presa? «Sono stati felicissimi – conclude il preside – Tutti quanti. Nemmeno una rimostranza, solo entusiasmo».

 

 

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