Dopo la manovra in deficit, Salvini e Di Maio più forti che…Tria

sabato 29 settembre 11:58 - di Giacomo Fabi

Nel governo del cambiamento non ci sono solo due premier (Salvini e Di Maio) e un ventriloquo (Conte), ma anche un fantasma, quello del ministro Tria. Secondo i retroscenisti, a ridurlo nella condizione di puro spirito sarebbe stato Mattarella in persona convincendolo a non dimettersi dopo che Di Maio ne aveva esibito il metaforico scalpo ai grillini festanti dal balcone di Palazzo Chigi. Sarà, ma ce ne sfugge la ragione: se Mattarella ha pensato di imbalsamare Tria dietro la scrivania che fu di Quintino Sella per non spaventare i mercati, non ha però realizzato che ora mezza Europa è autorizzata a riderci dietro. Vero o falso, lo scopriremo al vertice Ecofin del prossimo 1° ottobre quando Tria si alzerà per difendere davanti ai suoi colleghi una manovra che ha dovuto ingoiare come una medicina amara. Il rischio che nessuno lo prenda sul serio è più che concreto. Del resto, era stato lui a tracciare all’1,6 la linea del Piave del deficit per poi assistere impotente al suo sfondamento fino a quota 2,4. Così come era stato lui a lanciare il perentorio «non sarò io a firmare lo sfascio dei nostri conti pubblici» e poi a scalpellare il marmoreo «ho giurato sulla Costituzione di agire solo nell’interesse della nazione» davanti ad una platea di Confcommercio fremente di sincera ammirazione per quel minuto professore risucchiato in fretta e furia all’Economia dopo il niet opposto da Mattarella a Paolo Savona. “Sembra uno con le palle”, avrà pensato più di uno. Sembra, appunto. In realtà, come dicono a Napoli, era solo uàllera. Diversamente, non si sarebbe squagliato nel momento decisivo come un lumino nel cimitero. Ecco perché, ci sia stata o meno la mano del Quirinale a trattenerlo dal fare gli scatoloni a via XX Settembre, il risultato non cambia: come ministro Tria non ha più alcuna autorevolezza. La può conservare come uomo e come docente solo dimettendosi ora. E sempre sperando che non sia già troppo tardi.

Commenti

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  • Pino 1° 29 settembre 2018

    Situazione emozionante. Dopo moltissimi anni i seguaci di davos in ambasce per due capi-popolo finalmente giovani che scombinano la certezza del rito ? Sembra d’essere in borsa durante alcuni eventi accaduti tempo fa ! Fosse fosse vero che hanno acceso una miccia? Me l’auguro, la contingenza è propizia per buona parte dell’Europa. Quando giochi di guerra economica iniziano come questi gli investitori più opportunisti vedono subito che il maggior guadagno con un paese molto dotato come il nostro è di sostenerlo per lucrare sul tasso di debito spread che pagheremo e Non ci affonderanno, anzi… Tria si giocherà una partita all’ecofin che lo farà tornare ragazzo. Dovra’ fare riunioni notturne con molti amici…. vorrei essere una mosca per esserci….
    Le ‘piste’ di lettura sono molteplici e l’articolista le designa, vedremo Mattarella come si muoverà.

  • Massimilianodi SaintJust 29 settembre 2018

    Lasciate in pace i triumviri.

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