Atreju18, Crosetto-Senaldi a parti inverse. Il politico intervista il giornalista

sabato 22 settembre 16:08 - di Valter Delle Donne

Galeotta fu l’inattesa diserzione di Antonio Tajani. L’europarlamentare di Forza Italia ha dato forfait all’ultimo momento al dibattito di Atreju18 sull’Europa. Tra gli organizzatori la prima idea era stata quella di annullare l’evento. Alla fine, però, si è scelto di lasciare gli altri due oratori previsti in scaletta, Guido Crosetto (coordinatore di Fratelli d’Italia) e Pietro Senaldi direttore di Libero.

Ne è uscito un inedito format, che si potrebbe ripetere anche in qualche trasmissione tv,  dove le parti si sono rovesciate: il politico ha intervistato il giornalista. E l’effetto ha avuto i suoi momenti interessanti.

Crosetto esordisce chiedendo al direttore i segreti della cucina redazionale di Libero. E Senaldi spiega come si lavora nel suo giornale. «Normalmente i quotidiani seguono l’agenda e quando fai controinformazione sei tu che devi dettare l’agenda. È quindi tutto più complicato. Funziona l’originalità della proposta, come in politica. Un lavoro impegnativo ma soddisfacente».

Come FdI abbiamo mille sollecitazioni – chiede Crosetto – visto da un giornalista quale deve essere il riferimento del centrodestra?

«Non bisogna dimenticare che questa situazione strana è avvenuta col consenso di una parte che non è al governo. Mi pare che in vista delle regionali si sia ricomposta. La Lega è comunque più vicina al centrodestra che ai 5 Stelle. Bisogna capire quanto Salvini concederà ai 5 Stelle. A Di Maio converrebbe rompere, perché l’esperienza di governo lo sta logorando». 

Come vede il futuro di Fratelli d’Italia?

Ho sempre guardato con simpatia a FdI, è un partito necessario e che ha un futuro. Credo anche che nessuno sa che cosa accadrà in Forza Italia. Per FdI ci sarà un futuro abbastanza definito. La Lega non può esaudire tutta l’offerta del centrodestra, quindi che ci siano più offerte è meglio. E’ meglio non fare la fusione a freddo come ha fatto il centrosinistra, perché si vedono i risultati. Se fossi un politico di centrodestra non farei l’errore che ha fatto la sinistra mettendo assieme tutti, per poi autodistruggersi. 

Se fosse venuto Tajani – dice Crosetto – ne avremmo viste delle belle, ci saremmo confrontati su due visioni antitetiche di Europa… 

«Nella sfida tra sovranisti e partiti tradizionali assistiamo a una cosa piuttosto strana. L’Europa è politcamente fallita, ma la reazione dei partiti tradizionali è l’insulto sistematico ai sovranisti. La reazione si è limitata a questo e l’Europa unionista non ha fatto nulla per arrivare alle persone. Loro riconoscono il loro fallimento, ma chiedono la fiducia senza un progetto di cambiamento».  

Il progetto sovranista è velleitario o ha un futuro?

«Bisogna trovare la sintesi – risponde Senaldi – È una forza che può essere aggregante, bisogna capire se ha la forza per camminare da solo».

Questo governo del cambiamento ha un passo diverso per liberare l’economia italiana?

«È questa la sfida del governo, nella differente visione dell’economia c’è la difficoltà di pentastellati e Lega di marciare insieme. La Lega ha una visione di centrodestra, i 5 Stelle hanno una visione assistenzialista fine a se stessa. Vediamo chi avrà la meglio».

Che futuro avrà il governo gialloverde?

«Il player vero del governo è il M5s visto che potrebbe mollare la Lega e andare col Pd. Di Maio non lo fa perché non ha le caratteristiche del leader. Si pensava che Salvini non avendo le aziende sarebbe stato più al riparo dagli attacchi della magistratura. Invece si è visto che non così. Sto assistendo a una riedizione degli attacchi a Berlusconi. Ma non avere le aziende del Cavaliere lo tutela davanti all’opinione pubblica. Chi è in felpa suscita meno invidia sociale». 

Perché giorgia meloni ha 30 per cento di consenso e Fratelli d’italia resta solo tra il 4 e il 5?

«Lei è molto esposta mediaticamente e ha una figura non divisiva, il che la porta ad avere più consensi rispetto ai partiti. Ci vuole il leader, ci vuole un’identità molto precisa ed è questa la sfida di Fratelli d’Italia che sta affrontando bene, marcando la propria offerta rispetto a Salvini.

È convenuto a Fratelli d’Italia non entrare al governo?

«Stando al governo avrebbe corso il rischio di venire fagocitata», Crosetto conferma, ma conclude riconoscendo che FdI ha un ruolo delicato: «Ci tocca un’opposizione difficile. Votiamo i provvedimenti che vanno nel segno del cambiamento. Ma debbo dire che ne abbiamo visti pochi di provvedimenti che vanno in tal senso».

 

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