Bimbo sconfigge la leucemia, ma non può tornare a scuola: ci sono troppi no vax

martedì 11 settembre 18:29 - di Valeria Gelsi

A 8 anni ha sconfitto la leucemia, ma non può tornare a scuola perché nella sua classe e nelle altre ci sono diversi bambini non vaccinati. Succede nel Trevigiano, dove diventa un caso concreto uno dei principali aspetti del dibattito sulle vaccinazioni obbligatorie: la prevaricazione di chi sceglie di non vaccinare nei confronti di chi non può essere vaccinato. Uno scontro in cui, di fronte alle rigidità no vax, oggi a soccombere è il diritto di un bambino incolpevole a frequentare la scuola. A monte di questa situazione c’è la legge: se per accedere a nidi e materne, infatti, è necessario presentare i certificati vaccinali, per le elementari non lo è.

A denunciare il caso di Andrea (nome di fantasia) è stata la dottoressa Oriana Maschio, con un lungo post su Facebook. «Sono stordita. Incontro un’amica pediatra. Eravamo assieme in macchina un anno fa quando da Padova arrivò la notizia. Il bimbo con la febbre alta da sei giorni aveva un bruttissimo emocromo e si confermava la più terribile delle leucemie, il mostro che a noi medici fa venire i brividi: leucemia mielode acuta. Lei iniziò a piangere, chissà se ce l’avrebbe fatta. Oggi le chiedo del bambino che ora ha otto anni. “Bene!”, mi risponde con un sorriso, “è stata dura ma ora sta meglio grazie al trapianto di midollo della sorellina di dieci anni“. Ma ora c’è un problema. Cinque bambini della sua classe non sono vaccinati, di conseguenza, il piccolo non può andare a scuola. E vivendo in un paese non ci sono alternative: anche nelle altre classi ci sono no vax». «Ma dico – prosegue Maschio – siamo in un Paese civile? Siamo nel 2018 ed esiste questa gente stupida che trova in politici imbecilli una voce, gente che sproloquia dimenticando che non pratichiamo più l’antivaiolosa visto che l’organizzazione mondiale della sanità ha confermato che l’ultimo caso di vaiolo al mondo risale al 1978. Intanto i bambini che hanno subìto chemio (ma questa gente sa cosa vuol dire per un bambino?) dovranno cercare una classe di bambini vaccinati e magari come Andrea (nome di fantasia) alzarsi prima ogni mattina per andare col papà in macchina in un altro paese».

Il direttore generale della Ulss, Francesco Benazzi, sentito dal Gazzettino, ha dato la «massima disponibilità» a trovare una soluzione condivisa con medici, famiglia e istituzioni scolastiche, «individuando una classe con bambini che siano tutti vaccinati». Ma ha anche chiarito che «dobbiamo rispettare la normativa nazionale, non possiamo escludere i bambini non vaccinati dalle elementari». Insomma, per ora a restare escluso è Andrea, vittima delle scelte no vax di alcuni genitori. Sul caso è intervenuta anche Elena Donazzan, assessore veneto all’Istruzione, lanciando un appello al legislatore nazionale perché ripensi la normativa. «Esiste per questo bimbo il diritto di andare a scuola e a frequentarla come tutti i suoi coetanei, non solo quello di alcuni genitori di non vaccinare i propri figli. Si sta impedendo a questo ragazzo, forte e determinato al punto di sconfiggere una malattia bruttissima come la leucemia, di tornare nella sua scuola, in funzione di una libertà che condanna gli immunodepressi ad una vera e propria prigione», ha sottolineato l’assessore. «Spero – ha aggiunto Donazzan – in un ripensamento della norma a livello nazionale, che tenga conto anche di questi casi, perché la libertà del singolo non può precludere quella degli altri. Spero inoltre nel breve termine venga individuata una soluzione che consenta a questo giovane guerriero di tornare sui banchi di scuola assieme ai suoi compagni».

Commenti

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  • Giovanni 11 settembre 2018

    Tanto ci sono le nuove malattie, west nile, la febbre delle scimmie etc etc.

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