“Anedonia”: ecco la malattia che ha spinto al suicidio il figlio di Lory Del Santo

lunedì 24 settembre 16:46 - di Monica Pucci

In tanti hanno ascoltato, in pochi hanno capito. «Mio figlio Loren era malato di anedonia», ha detto Lory Del Santo raccontando il suicidio di suo figlio Loren, 19 anni, alla vigilia della sua partecipazione al Grande Fratello Vip. Ma cos’è questa malattia poco conosciuta fino ad oggi?

Al Corriere della Sera, Giancarlo Cerveri, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria ASST di Lodi, ha spiegato che l’anedonia “è l’incapacità di provare piacere per le cose della vita, una sensazione terribile e sconfortante di vuoto”. «Ogni giorno abbiamo bisogno di cose che ci danno gratificazione e piacere, pensiamo anche solo al caffè di mattina appena alzati: per capire cosa prova chi soffre di anedonia bisogna immaginare che ognuna di queste piccole o grandi cose piacevoli perda totalmente senso. In questo modo tutto è possibile e lo stesso attaccamento alla vita rischia di diventare molto tenue, aumentando il rischio di comportamenti autolesivi. Ci sono anche pazienti depressi che soffrono di anedonia e non presentano deflessione dell’umore».

«Sì, in questo caso si manifesta nella fase “down” della malattia – risponde Cerveri -: il soggetto si trova a vivere una condizione in cui nulla è in grado di restituirgli un po’ di piacere e gratificazione. Una condizione pesantissima. Insieme alla depressione maggiore, il disturbo bipolare è la patologia psichica più frequentemente coinvolta nei comportamenti suicidari e il rischio di suicidio nei soggetti giovani che soffrono di questi disturbi è un tema di grandissima rilevanza».

Il suicido del ragazzo dovrebbe essere avvenuto a fine agosto ma la showgirl italiana ha deciso comunque di partecipare al Grande Fratello Vip: «Avevo firmato per partecipare. Dopo quanto accaduto, d’accordo con Mediaset, avevo deciso di rinunciare. Oggi ho chiesto di fare lo stesso questa esperienza. Credo che la Casa del Grande Fratello sia l’unico posto in cui possa sentirmi protetta. Potrebbe essere una terapia. Il fatto che ci sia un confessionale, per parlare in ogni momento con qualcuno, può farmi bene».

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