Truffe alla Totò: si fingevano monsignori e affaristi per proporre false compravendite

giovedì 27 settembre 9:55 - di Giulia Melodia

Imbrogli e travestimenti alla Totò (ma senza quella bonaria ingenuità): si fingevano monsignori e imprenditori e proponevano alla vittima accuratamente scelta una falsa compravendita, poi scappavano con l’anticipo: e da La banda degli onesti, a Totò truffa ’62, il repertorio – riveduto, corretto e aggiornato – è servito, con buona pace dei beffati di turno…

Truffe alla Totò: sgominata una banda di falsi uomini d’affari

Una banda (non certo di onesti) specializzata in truffe, organizzata al cronometro – con tanto di finto monsignore – e che finora ha messo a segno una serie di colpi per almeno 13 milioni di euro. Lo sviluppo della vicenda criminale sembra un siparietto da film di Totò (specie Totò truffa ’62, con l’indimenticabile gag della vendita della fontana di Trevi all’ingenua vittima di turno), e invece l’intera faccenda ha tanti e tali risvolti penali da richiedere un’indagine approfondita che, finora, ha scomodato i carabinieri della compagnia di piazza Dante – che al momento stanno dando seguito a un’ordinanza che dispone l’arresto per 6 persone – e la Procura di Roma che coordina i lavori nell’ambito di un’indagine delicata e in continua evoluzione.

Proponevano finti affari di compravendita…

Dunque, la banda agiva indisturbata adescando facoltosi imprenditori e professionisti ricchi e decisi a investire (e magari speculare) nel campo delle compravendite di appartamenti come di opere d’arte: Una volta individuato il (ram) pollo da spennare, il truffatore in scena cominciava a millantare conoscenze altolocate che gli permettevano – a sua detta – di spaziare dai salotti blasonati a quelli ecclesiastici della capitale, indifferentemente. Quindi, una volta carpita la fiducia della preda, scattava la truffa che, come ogni truffa che si rispetti, veniva presentata come un’occasione irripetibile – più unica che rara – di ricavare lauti guadagni dalle vendite a fronte di un anticipo, di diverse decine di migliaia di euro. Naturalmente, una volta ricevuto l’anticipo, i truffatori di dileguavano sistematicamente nel nulla senza lasciare tracce e lasciando semmai dietro di sé rabbia, sgomento e incredulità.

… E una volta incassato l’anticipo sparivano senza lasciare tracce

La banda, come anticipato in apertura, è stata sgominata dai carabinieri: i militari della compagnia di piazza Dante stanno eseguendo un’ordinanza che prevede il fermo di 6 persone nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Roma su una serie di truffe riconducibili al gruppo che tra finte compravendite e anticipi di affari mai conclusi – o meglio,  mai esistiti – avrebbero estorto alle vittime circa 13 milioni di euro. E dato che il danno si porta dietro quasi sempre anche la beffa, come riportano diversi siti in queste ore, dal Messaggero all’Ansa, le note a piè di pagina di questa tragicomica vicenda rimandano anche al particolare secondo cui, «uno degli indagati, avrebbe finto in più occasioni di essere un monsignore con conoscenze negli uffici del Vaticano, vestendosi a volte con un finto abito talare e dispensando anche benedizioni». Non solo: tra le truffe organizzate (e riuscite) ci sarebbe anche quella della “black money scam”, che consisteva nel «far credere alla vittima di poter ottenere banconote con la smacchiatura di fogli di carta con uno speciale solvente».

 

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