Un Paese schiacciato dal fisco: il 50 per cento dei soldi se ne va in tasse

sabato 28 luglio 17:39 - di Giovanni Trotta

Sui contribuenti italiani fedeli al fisco pesa una pressione fiscale reale che si attesta al 48,3%: 6,1 punti percentuali in più rispetto a quella ufficiale. E sebbene sia in calo dal 2014, la soglia raggiunta quest’anno rimane ancora ingiustificatamente elevata. La stima è dell’Ufficio studi della Cgia che in una nota riporta l’esito dell’ultimo monitoraggio sull’andamento della pressione fiscale. Ma il peso complessivo del fisco “rimane comunque ad un livello insopportabile”, prosegue il Report Cgia per il quale starebbe sopratutto in questo il motivo del malcontento espresso in questi mesi dalle aziende del Nordest. ”Se alle troppe tasse aggiungiamo il peso oppressivo della burocrazia, l’inefficienza di una parte della nostra Pubblica amministrazione e il gap infrastrutturale che ci separa dai nostri principali competitori economici, non c’è da stupirsi che serpeggi un certo malessere soprattutto tra gli imprenditori del Nordest. Tra le altre cose, a causa di tutte queste criticità continuiamo a rimanere il fanalino di coda in Ue per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri”, spiega il coordinatore Paolo Zabeo. Brutte notizie anche per il 2019 anno in cui, dice ancora il Rapporto, la pressione fiscale potrebbe tornare ad aumentare sia perché la crescita del Pil è data in frenata da tutti gli organismi internazionali sia a seguito di un possibile aumento del prelievo fiscale. “Nel caso, infatti, non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1° gennaio 2019 l’aliquota Iva, attualmente al 10%, salirebbe all’11,5%; altresì, quella attuale del 22% schizzerebbe addirittura al 24,2%”, ricorda ancora la Cgia per la quale “è molto probabile” che per il 2019 si dovrà nuovamente mettere mano ai conti pubblici “per quasi 10 miliardi” oltre a dover reperire circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese ”indifferibili” e altri 140 milioni per evitare l’aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1 gennaio 2019. Un panorama che per la Cgia potrebbe anche profilare la necessità del Governo di ricorrere all’aumento del prelievo fiscale. “Viste le difficoltà incontrate con il decreto dignità – conclude il Rapporto- non è da escludere che almeno una parte di questi 25 miliardi di euro possa essere finanziata attraverso un incremento del prelievo fiscale. Un’ipotesi che l’esecutivo ha scartato da tempo, ma che potrebbe essere costretto a ricorrere in mancanza di alternative”.
“Il report della Cgia è un affresco fedele e interessante sulla pressione fiscale nel nostro Paese”. A dirlo è Gianluca Massini Rosati, presidente della Fondazione Vittime del Fisco. “Nonostante tutte le forze politiche abbiano negli anni parlato di abbassare le tasse, la situazione – sottolinea Massini Rosati – non è migliorata e addirittura rischia di peggiorare, se pensiamo alle clausole di salvaguardia dell’Iva che sarebbe il colpo mortale all’economia nazionale”. “Il total tax rate sfiora il 50%, se togliamo i pirati, ossia coloro che non pagano le tasse, non vogliono rottamare, né accederanno ad alcuna pace fiscale. Dei pirati che fanno concorrenza sleale e rendono il fisco più esoso per tutti gli altri” prosegue il presidente della Fondazione Vittime del Fisco che aggiunge ancora: “È un sistema che non funziona, confermato anche dai numeri bassissimi di investimenti diretti esteri, spaventati anche dalla nostra enorme e bizantina burocrazia, l’altro bubbone che appare insanabile”.  Gianluca Massini Rosati ricorda infine che “come Fondazione siamo a disposizione delle imprese per aiutare le vittime di questo sistema folle che danneggia l’economia nazionale, per pagare solo il giusto in maniera legale e consentire in tal modo la crescita delle aziende e dell’economia nazionale”.

Commenti

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  • sergi 13 agosto 2018

    Mandare nel suo paese emigrati, rom, e altri senza dimora, non servono qui in Italia, ci costano con le nostre tasse che AUMENTANO GIORNO PER GIORNO.

  • GUERRA 29 luglio 2018

    Niente aiuti o soldi ai parassiti .
    Eliminare gli stranieri che lavorano in Italia ma mandano i soldi a casa loro .
    Eliminare tutti gli immigrati .
    Eliminare i rom .
    LE TASSE CALERANNO .

  • Massimilianodi SaintJust 28 luglio 2018

    ridurre spesa pubblica, fonte corruzione a cominciare 1 camera con 400 deputati e niente senatori a vita! Eliminare regioni mangiasoldi e lasciare le storiche province! la scuola pubblica per 8 anni come Costituzione ossia Elementari e Medie. Agli istituti superiori e Università i migliori con borse di studio e contributo economico all’Università come Germania e Svezia! trasporti pubblici a cooperative autisti, i cComuni controllano e pagano in base corse effettuate; I rifiuti pagati ai cittadini che differenziano con diverse società private in concorrenza. Allo stato solo le funzioni essenziali con funzionari scelti da alta Scuola P.A.

    • Ziantoni Davide 31 luglio 2018

      OTTIME PROPOSTE.Si parla di qualcosa di obiettivamte sbagliato. La diffusa ‘pirateria fiscale’..e’ dovuta a che alcune attivita’ e professionisti se dovessero pagare tutte le tasse…FALLIREBBERO IN UN MESE!!C’e’ obiettivamente qualcosa che piu’ che anomalo e’..una aberrzione!! Concludo gridando sull’ argomento del numero di parlamentari e senatori :- E’ mai possibile che l’italia ha 3 volte piu’ rappresentanti che ..GLI STATI UNITI!! CON UN TERRITORIO 10 VOLTE PIU’ PICCOLO?

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