Siena, senegalese chiede un selfie a Salvini: lo scatto che smentisce l’ipocrisia dem

martedì 3 luglio 16:05 - di Filomena Auer

Un sorriso a favore di telecamerina, una posa improvvisata e uno sguardo d’ordinanza, un appuntamento pubblico in piazza, e quando meno te lo aspetti, lo scatto che azzera il dibattito, smentisce voci false e tendenziose, e annulla polemiche strumentali e facili demagogismi d’accatto, ultime spuntate frecce rimaste all’arco del centrosinistra per demonizzare a suo modo risoluzioni e decisionismo salvininani. Frecciate che in una giornata come quella odierna –sotto il sole della Toscana, e con il vicepremier del Carroccio in trasferta istituzionale in visita in un’azienda agricola di Suvignano, a Monteroni d’Arbia (Siena), confiscata nel 2007 e nata sulle ceneri di quel sito sottratto alla mafia –mancano il centro del contrassegno e finiscono tristemente nel vuoto dopo il selfie, tempestivamente postato su Fb dal numero uno della Lega. Uno scatto che ridicolizza accuse e recriminazioni: quello che immortala il titolare del Viminale abbracciato e sorridente a un immigrato senegalese regolare che gli ha appena chiesto di scattarsi una foto insieme.

Siena, senegalese chiede un selfie a Salvini: e il ministro posta l’autoscatto su Fb

Proprio così dunque: e a raccontarlo è proprio l’africano di stanza nel Belpaese, che andava a ritirare la cittadinanza italiana e che, spiega Salvini nella didascalia social a corredo dell’autoscatto e insierita nella cornice #lamafiamifaschifo, è stata «la prima persona che ho incontrato questa mattina in piazza del Campo, a Siena, e ha voluto farsi una foto con me». Un’istantanea che proprio in quell’abbraccio sorridente e improvvisato, ha fatto storcere il naso ai militanti Pd e, in generale, a tutti i forzati della crociata politically correct sempre pronti a evocare il fantasma del cielodurismo leghista e, peggio ancora, lo spettro della discriminazione razziale. E invece no: e a correggere il tiro e rispedire al mittente accuse di integralismo anti-migranti e di intenzioni bellicose mirate secondo la crociata dem a terremotare la Ue partendo proprio dall’epicentro dell’emergenza sbarchi, ha provveduto proprio un senegalese, un immigrato regolare ospite da tempo, e che ha maturato i requisiti per diventare cittadino italiano, e che invece di denigrare e stravolgere il senso dei tagli all’accoglienza annunciati da Salvini per stroncare l’illecito arricchimento di scafisti e di un certo associazionismo che, proprio sul business dell’accoglienza – e del salvataggio in mare – hanno costruito imperi imprenditoriali e personali, bene accoglie il progetto del Viminale di finanziare intese con diversi Paesi africani. In questo senso va letta la guerra alle Ong e la chiusura alle loro navi dei nostri porti. La vibrante protesta diplomatica sostenuta a Bruxelles contro l’isolazionismo a cui da anni ci condanna l’Europa. In quest’ottica va considerato il selfie di oggi tra un ammirato senegalese regolare in Italia e il ministro dell’Interno del Belpaese che, proprio posando per quell’autoscatto, ha confermato che  da parte sua non c’è alcun atteggiamento discriminatorio o razzista quando affronta la questione migranti.

 

 

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