Salvini nella baraccopoli: «Non si può vivere così, sfido i buonisti a venire qui» (video)

martedì 10 luglio 16:13 - di Annamaria Gravino

Insulti, contestazioni, ma anche, soprattutto, richieste d’aiuto. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è recato in visita alla baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria. Si tratta di uno dei luoghi simbolo delle condizioni di degrado e sfruttamento in cui sono costretti i migranti che arrivano in Italia, alla ricerca di un futuro migliore che non c’è e che spesso si trasforma in incubo. Talvolta in dramma.

Viveva a San Ferdinando anche Sacko Soumaila, il 29enne maliano ucciso mentre con altri due africani cercava lamiere per le baracche in un capannone abbandonato poco lontano dal campo. Quel posto già tristemente noto è diventato così ancora più noto, per ragioni ancora più tristi. Il ministro dell’Interno e vicepremier, scortato da ingente cordone di polizia, accompagnato dalle autorità locali e dai volontari che assistono i migranti, ha così attraversato le vie della baraccopoli, sentendosi urlare «Salvini, figlio di ….» e «Vai via, non venire qui», ma anche sentendosi avanzare richieste di una condizione migliore, di case vere e lavoro che non sia sfruttamento.

«Che lavoro fate?», ha chiesto Salvini a un gruppo di giovani africani che si era fatto strada tra la folla per incontrarlo. «Raccogliamo arance e mandarini», è stata la risposta, dopo la quale il ministro ha chiesto conferma di quello che già si sa: «Quanto vi pagano?». «Un ero, due a cassetta» e i caporali «sono anche qui dentro», ha riferito un ragazzo. «Se ci sono irregolarità denunciate, se qualcuno vi sfrutta denunciatelo», ha quindi esortato il ministro. «La legge è legge», ha scandito Salvini, ribadendo che bisogna ripartire dalla regolarità delle posizioni, dai documenti, dalla risoluzione di quel circolo vizioso che – tra istanze di asilo respinte e ricorsi presentati – mantiene aperta la posizione di queste persone, anche quando non ci sono i requisiti per la vera accoglienza. È anche lì, in quello spazio di incertezza e rinvii, che si insinuano e prolificano situazioni come San Ferdinando.

In una lunga diretta postata su Facebook sono stati testimoniati in tempo reale i momenti di questo sopralluogo così doloroso e così veritiero sulle conseguenze dell’accoglienza indiscriminata, su come crei schiavi, su come generi rabbia e disincanto. Lo stesso Salvini, riconoscendo gli sforzi profusi dalle autorità locali e della forze di polizia, non ha nascosto l’amarezza per uno Stato che, in desolate enclave come questa, non riesce a farsi tale. E che è costretto a chiudere gli occhi di fronte agli allacci abusivi, alle tende stipate di letti che sono comunque la metà delle persone che ci dormono, al dilagare di spaccio e prostituzione, ai caporali stranieri e italiani che deportano questi disperati a spezzarsi la schiena nelle campagne per uno, forse due euro a cassetta raccolta. «Senza promettere miracoli, però promettiamo che civiltà e legalità devono tornare due parole d’ordine e d’uso comune in Italia», ha detto Salvini quando forse ha raggiunto l’apice dello sgomento, visitando una tenda della tendopoli ufficiale intorno alla quale è sorta la baraccopoli abusiva. «Qua si schiatta, non so come si faccia a vivere qua dento», ha detto, continuando a ripetere che «non si può vivere così, qui c’è droga, prostituzione…».

«Non si può lavorare così, neanche le forze dell’ordine possono lavorare in queste condizioni. Questo per chi dice che in Italia c’è posto per tutti, non è così», ha poi ribadito il ministro. «Questi ragazzi giustamente vogliono documenti, una casa, un lavoro. Vedete quali sono le condizioni, così non si può fare, e questo lo dico a quelli che affermano che in Italia c’è posto per tutti, non è così», ha detto Salvini, rivolgendosi poi anche su Facebook ai «buonisti». «Sono venuto a vedere con i miei occhi, e dovrebbero venire anche quei buonisti che parlano di “aprite i porti”, “avanti tutti”, “in Italia c’è posto”, per vedere le condizioni incivili in cui vivono le persone, dentro il campo e fuori dal campo: illegalità, prostituzione, spaccio, lavoro nero. Solo una immigrazione limitata, controllata e qualificata è un valore positivo per chi accoglie e per chi viene accolto», ha scritto Salvini sulla sua pagina Facebook, ricordando poi da Palmi, altra tappa del suo giro in Calabria, che «chi ha diritto di stare in Italia ci sta con tutti i diritti ed i doveri degli altri cittadini italiani. Siccome ci sono cinque milioni di italiani in povertà, prima penso a questi cinque milioni. E la casa ed il lavoro ci sono prima per loro: non c’è casa e lavoro per tutti. Non ci sono vie privilegiate se stai nella baraccopoli di San Ferdinando».

Commenti

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  • Giuseppe Tolu 11 luglio 2018

    Chi li gestisce? Subito in galera e far sparire le chiavi

  • 10 luglio 2018

    Una presenza molto importante, vedere in prima persona come vivano questa povera gente!!bravo Salvini

  • dino de fasto 10 luglio 2018

    Quei 4 deficienti dei precedenti governi raccomandati da napolitano invece che dicono?

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