Nel 1995 a Pico el Condor la breve e cruenta guerra tra Perù ed Ecuador

sabato 28 luglio 13:33 - di Giancarlo Cremonini

Oggi cade la festa nazionale della Indipendenza del Perù e, pertanto, l’occasione appare opportuna e propizia per ricordare un episodio bellico poco conosciuto che si svolse, nel gennaio 1995, al confine tra Perù ed Ecuador e che, nonostante la durata e le dimensioni limitate, ebbe un prezzo di sangue abbastanza elevato per entrambe i contendenti. Come noto le nazioni del Sud America, eccettuato il Brasile, pur avendo in comune la lingua spagnola, la religione cattolica, usi e costumi assai simili, il fatto di essere stati tutti colonie spagnole e la circostanza di essere stati liberati da due condottieri di nome Josè de San Martin e Simon Bolivar, molto spesso hanno combattuto sanguinose guerre fratricide che in alcuni cosi, come quello della guerra del Gran Chaco, sono sfociate in veri e propri massacri. Ciò dipende non solo dal grande spirito nazionalistico che contraddistingue queste nazioni e i loro popoli, ma anche dal fatto che, molto spesso, i confini internazionali sono imprecisi,  approssimativi e non riconosciuti. In molti casi non si tratta di veri e propri confini formati da fiumi, catene montuose o cippi confinari, ma di linee immateriali che attraversano la selva amazzonica, la Cordigliera Andina, il Mato grosso o le Pampas. L’ultimo, in ordine di tempo, di tali episodi bellici verificatosi in Sud America è stato  la Guerra del Cenepa, detta anche campagna della Cordigliera del Condor o del Pico del Condor, che ha visto contrapposti Perù ed Ecuador nel periodo che va dal 26 gennaio 1995 al 28 febbraio 1995.

Il conflitto ha riguardato un’area sotto giurisdiuzione peruviana che l’Ecuador rivendicava non riconoscendo quanto stabilito dagli accordi di pace successivi alla guerra peruano-ecuadoregna del 1941, che si era chiusa con la vittoria del Perù. In particolare gli scontri si sono svolti per il controllo di alcuni avamposti ecuadoregni situati nella zona delle sorgenti del fiume Cenepa, in un altipiano contraddistinto da una fitta foresta amazzonica in una striscia di territorio lunga circa 78 chilometri, difficilmente raggiungibile per via terrestre ed in gran parte ancora inesplorata e molto scarsamente popolata. Il 24 gennaio 1995 il Perù dà inizio alla mobilitazione delle sue forze e il 26 gennaio successivo iniziano le ostilità. Il 27 gennaio entrambi i Paesi danno il via alla mobilitazione generale che riguarda circa 140.000 uomini. Le ostilità si dispiegano con alterne vicenda in un contesto ambientale difficilissimo con perdite crescenti da entrambe le parti. Il 17 febbraio, alla presenza di quattro nazioni garanti ( Usa-Cile-Argentina e Brasile) i vice ministri degli esteri di Perù ed Ecuador sottoscrivono una dichiarazione di pace in Brasile (Declaracion de Paz de Itamaraty) con conseguente cessate il fuoco e smobilitazione degli apparati sul campo. Allo stesso tempo viene dispiegata una forza di interposizione chiamata Momep (Military Observers Mission Ecuador Peru). Gli scontri e le scaramucce continuano ancora per alcuni giorni finché la Momep non si dispiega efficacemente sul campo.

Questa guerra breve ma molto intensa condotta in un territorio selvaggio ed ostile esige un tributo di sangue abbastanza elevato. Il Perù dichiara sessanta morti e quattrocento feriti mentre l’Ecuador ammette trentaquattro morti e settanta feriti, anche se si ritiene che le perdite effettive siano maggiori. Durante il conflitto esemplare fu il comportamento della popolazione civile che darà ospitalità, supporto, ricovero ed aiuto ai militari rimasti feriti nel corso delle operazioni, condividendo con loro tutti i loro averi a riprova dell’alto senso dell’onore e di appartenenza di questi popoli. In alcuni casi i civili, in riconoscimento del loro comportamento eroico, riceveranno decorazioni da parte dello Stato. In conclusione possiamo dire che il conflitto del Cenepa è stata una guerra assurda, combattuta per il controllo di un territorio estremamente marginale che, almeno al momento, non sembra avere nessuna particolare valenza economica o strategica. L’assurdità appare ancora maggiore se si considera che la guerra è stata combattuta da due nazioni certo non ricchissime che avrebbero potuto più saggiamente spendere le risorse destinate alla guerra per migliorare la vita dei propri cittadini. Ciò nulla toglie all’eroismo mostrato dai militari dei due Paesi durante le operazioni sul campo che è degno di ogni rispetto. Il risultato finale del conflitto è stato, in buona sostanza, un ritorno allo status quo ante, con l’Ecuador che ha dovuto rinunciare alle proprie rivendicazioni territoriali riconoscendo i confini derivanti dal Trattati di Pace della guerra del 1941. Il Perù, da parte sua, ha concesso all’Ecuador il controllo ma non la sovranità su una striscia di territorio di un chilometro quadrato vicino alla  base di Tiwinza. Il confine internazionale tra Perù ed Ecuador è divenuto effettivo e legale a il 13 maggio 1999 ponendo definitivamente fine al conflitto del Pico del Condor

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